Hina

di GRETA BISELLO –  Io e Marco ci siamo immedesimati nella tragica storia di Hina pensando alle nostre figlie, lei era soltanto un’adolescente bresciana, come tante”. Con queste parole il giornalista e autore Giommaria Monti racconta la spinta iniziale che lo ha catapultato, insieme al suo collega Marco Ventura, dentro la storia della giovane pakistana uccisa nel 2006 dal padre con la complicità di altri membri della famiglia e a decidere di farne un libro-testimonianza. Libro che è stato presentato sabato 7 dicembre, grazie all’ospitalità del Centro Interculturale di Parma, alla presenza dell’Assessore alle Politiche sociali Marcella Saccani, al Presidente dell’Associazione Milleunmondo Diana Teneva e a Samuela Frigeri Presidente del Centro antiviolenza di Parma le quali ci tengono a ricordare che lo spazio dedicato alle donne migranti omaggia Hina, utilizzando il nome come acronimo di “ho imparato a non arrendermi”.

La vicenda viene raccontata come un’inchiesta giornalistica, e per farlo gli autori utilizzano interviste, lettere e atti giudiziari. Come ci spiega l’autore infatti “questa storia ha già in seno una forza dirompente che emerge dalla lettura senza bisogno di ulteriori giudizi da parte nostra”. Tre i fili attorno ai quali si sviluppa la narrazione: l’integrazione di una famiglia islamica in Italia, il delicato rapporto padre-figlio e la concezione di possesso, da parte dell’uomo, del corpo femminile. Dalla toccante intervista (mandata in onda anche da bbc) fatta al carcere di Ivrea dove il padre omicida era rinchiuso, e di cui vengono proiettate alcune scene, si evince la lucidità di un uomo che ha visto sfuggirgli di mano una “cosa di sua proprietà” e ha cercato, in un ultimo disperato tentativo, di riappropriarsene togliendole la vita per poi seppellirla nel giardino “così da farla tornare a casa, per sempre”.

La debolezza della memoria italiana rischia di cancellare anche questa drammatica vicenda” dice l’Assessore, per questo Hina deve essere innalzata a simbolo di ribellione, vittima di una violenza che riguarda tutti e che non è imputabile a credo religioso o provenienza geografica, basti pensare che il delitto d’onore, in Italia, venne abolito solo nel 1981. Si sottolinea l’importanza dei centri antiviolenza, come quello di Parma, operativo dal 1991 e che, nell’ultimo anno ha registrato un’affluenza di circa 201 donne alle quali, come ci racconta il Presidente “facciamo l’invito di riappropriarsi della capacità di volere”. Giommaria Monti si congeda riflettendo sulla mancanza di un’educazione sentimentale in grado di guidare, tanto gli uomini quanto le donne, alla realizzazioni di relazioni sane e costruttive nel rispetto delle reciproche sensibilità e se è vero che, “i genitori sono gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti” l’unica colpa di Hina è stata quella di essere una freccia troppo veloce rispetto al suo arco.

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