Published On: Mer, Dic 18th, 2013

I miti del nostro tempo. Campioni del calcio costretti a rispondere dei loro comportamenti.

Gattuso

di MASSIMILIANO PARENTI – La leggenda vuole che gli italiani siano un (anzi, il) popolo che dimentica le fatiche e le ingiustizie una volta a settimana fin dai tempi dell’antica Roma, da quando gli imperatori decisero che i gladiatori dovessero dare spettacolo nell’arena con bagni di sangue mentre il popolo li incitava. I gladiatori del nostro tempo hanno un nome ben definito, calciatori, non si esibiscono più nel Colosseo ma all’Olimpico e al Meazza. Sono il sogno di gloria di migliaia di ragazzini e, naturalmente, come vuole la prassi sociale, sono avvolti nel mito. Non importa che genere di persone siano, purché garantiscano lo spettacolo che sono tenuti a dare. Ma tutte le figure mitiche del nostro tempo molto spesso sono costrette dalla nuda realtà a tornare sulla terra, a rivelarsi per gli esseri umani in carne ed ossa che sono e a rispondere dei loro comportamenti.

Al di là delle eccentricità di personaggi dalla fama e gloria indiscussa come Balotelli o dell’ex bomber Vieri, noti più al rosa delle cronache che a quello della gazzetta sportiva, esiste un fenomeno che generalmente corrode il nostro (e non solo) calcio allo stesso modo in cui gli scandali dei rimborsi colpiscono i personaggi della nostra politica: ovvero il calcio scommesse. L’ultimo episodio verificatosi, ovvero i blitz a Cremona che hanno portato all’arresto di quattro persone e alla perquisizione delle abitazioni dei calciatori Gattuso e Brocchi, è solo l’ennesimo di una lunga lista che di certo – come sempre – non ci fa molto onore.

Un episodio simile risale all’estate 2006: l’anno di Calciopoli, della retrocessione della Juventus in B, che portò all’apertura di un’inchiesta su un giro di scommesse architettato, tra gli altri, dal nostro attuale capitano azzurro, Gianluigi Buffon. Ma, proprio come accadeva con i gladiatori, lo spettacolo ci ha distolto dalla nuda verità dei fatti. In quell’anno la nazionale di calcio venne avvolta dal mito per la vittoria dei Mondiali di Germania e, naturalmente, tanti saluti agli indagati. La vittoria spazzò via l’attenzione su Calciopoli e permise al mito dei calciatori di avere la meglio sull’immagine reale delle persone che erano.

Una storia simile si ripeté nell’Europeo 2012 e, neanche a dirlo, anche in quell’occasione – nel quale finirono in manette illustri uomini del calcio come Doni e Mauri, poi rilasciato – le ottime prestazioni degli azzurri (che per un pelo non vinsero la competizione), ci permisero di non puntare l’indice contro la corruzione di questi burocrati del pallone. Per carità, amo il gioco del calcio, ma questo è un fenomeno che ci mostra come la corruzione e la struttura di un metodo mafioso (perché è di questo in fondo che si tratta), non sia esteso soltanto ai centri amministrativi del paese.
Anche i miti di oggi non sono immuni dallo spirito del nostro tempo e, ahimé, è molto probabile che queste inchieste non finiscano dall’oggi al domani e che esista una terra sommersa di cui questo episodio rappresenta solo la punta dell’iceberg.

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