Beppe Grillo

di DIEGO REMAGGI – Giuseppe Piero Grillo (La Giuseppa per gli amici) è uno che ormai ci ha preso gusto nell’offendere gli altri, tanto da creare attorno a sé persino un partito il cui congresso (o meglio dire: festa) ha come titolo una parolaccia. Sono passati quasi 6 anni dal primo V-Day, tanti, e dopo le catastrofiche sconfitte in Friuli, Trentino e Basilicata occorreva qualcosa che ridesse lustro alla sua iconica verve da comico prestato (volontariamente) alla politica. Lui, portatore di verità scomode (ricordate la Bio Wash Ball?), loro, i grillini, complottisti arrabbiati che si sentono vittime di un sistema che non funziona. Tutto è contro di loro: lo Stato, la chiesa, i politici, i padroni, la casta, la massoneria, i giornalisti, l’America, i democristiani e i comunisti. Sembra quasi che il vittimizzarsi sia il collante della loro passione politica, permette di sentirsi importanti e quindi temuti.

E per Beppe, beh, ci sono sempre le solite battute, l’euro, il vaffa, i nomignoli a caso. Una prosopopea che dopo tanti anni è ormai stanca, ripetitiva, noiosa. C’era proprio bisogno di una svecchiata. E allora via al linciaggio mediatico, una “canea”, un invito alla delazione dei giornalisti cattivi, servi e schiavi, seguito poi dal comando – perché di “ordine” si tratta – di impedire l’ingresso in Parlamento a 150 abusivi, servi e schiavi.
D’altronde, però, la fase calante del MoVimento è più che visibile. I discorsi sono sempre gli stessi, così come le incazzature, gli argomenti e gli uomini da attaccare e incolpare per qualsiasi cosa. E la frustrazione che c’è dietro questo collasso, come il sonno della ragione, genera mostri, esseri deformi che indossano il Fez.
Quale sarà la prossima hit da ri-proporre, caro Beppe Grillo? Un vaffa, un “tutti a casa”, un “pdmenoelle” oppure la solita demagogia del vittimismo a te tanto cara?
Sarà, ma a sette giorni di distanza dal V-Day, la scorsa domenica, alle primarie del Pd, sono andati a votare quasi 3 milioni di persone contro le 68.544 delle quirinarie e parlamentarie a 5 Stelle. Numeri altissimi, (tre milioni di servi e schiavi) che hanno un’unica traduzione: democrazia.
“Ancora, Pd prendimi per il culo, ancora”, titola Grillo.
Questa volta però non fa ridere nemmeno se stesso.

PS.
Per eventuali delazioni a Beppe Grillo basta cliccare qui.

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