Simone Orlandini

Berlusconi è(de)caduto, all’indomani di un atteso, preventivato, bramato, desiderato, inaspettato, l’elenco potrebbe essere lungo, risultato che si prospetta come momento di svolta della politica italiana, ne abbiamo parlato con Simone Orlandini, giovane consigliere provinciale Pdl, per cercare di capire cosa potrebbe o non potrebbe cambiare nel Paese. E restringendo il campo, a Parma e provincia.

Berlusconi è caduto. E adesso?
Lo hanno fatto decadere, e gli italiani si trovano mille euro di più in tasca, disoccupazione azzerata e meno tasse. Chiaramente sto scherzando, il problema è che in molti di sinistra lasciavano trasparire questo messaggio, Berlusconi escluso dalla vita politica e l’Italia si riprende. L’unica cosa che si riprende in questi giorni è il consenso di Forza Italia con la leadership indiscussa di Berlusconi, anche fuori dal Parlamento.

Da esponente Pdl, era prevedibile un risultato simile?
Di prevedibile non c’è proprio nulla, in due processi in cassazione è stato assolto per le medesime accuse, nell’ultimo è stato condannato.

Fare largo ai giovani, svecchiare, rottamare, in fondo non è giusto che un esponente della politica piuttosto datato sia stato “deposto”? Questo significa spazio alle nuove leve della politica e del partito.
È giusto che gli elettori scelgano il proprio leader, non che gli avversari politici decidano di farti fuori non con elezioni ma con altri metodi. L’età media dei nostri dirigenti è da dieci anni che continua ad abbassarsi, e non è solo l’età che rinnova un progetto, ma la capacità di rivitalizzarlo, come sta facendo Berlusconi ricomponendo l’intero quadro dirigente e modificandone la struttura.

Non è un controsenso che abbia dovuto lasciare perché non gli hanno rinnovato la fiducia e non per scelta propria, come sarebbe stato giusto essendo in età in cui i normali lavoratori vanno in pensione?
Le persone scelgono autonomamente quando pensionarsi, una volta maturato il diritto.

Ventennio fascista e ventennio berlusconiano, spesso accomunati: esagerazione, sproposito o un quadro un (pochino) realista, seppur con le dovute eccezioni?
Parlare di dittatura è una pura follia, gli hanno fatto 52 processi contro, di antidemocratico c’è solo la persecuzione giudiziaria che sta subendo. Negli ultimi vent’anni c’è stato un netto aumento del benessere per tutte le classi sociali della popolazione, oggi fortemente attaccato dalla crisi. Quando eravamo al Governo abbiamo sempre garantito libertà di parola e di stampa, cosa diversa fatta dalla sinistra, il primo direttore di giornale messo in galera in Italia è stato Sallusti, e non solo, hanno pure condannato Berlusconi ad un anno di cercare perché su un suo giornale avevano pubblicato la celebre telefonata in cui Fassino diceva “abbiamo una banca”. Quella banca che ha noi italiani è costata oltre 4 miliardi di euro per non farla fallire.

Spostando l’occhio su Parma, le rinnovo la domanda: e adesso? Come si traduce questo evento nella realtà locale, cittadina e provinciale? Possibili ripercussioni e scissioni?
A Parma, come in tutta Italia, chi riterrà di uscire da Forza Italia e di aderire ad altri partiti è libero di farlo, noi adesso dobbiamo riorganizzarci con i club su tutta la provincia e riattivare una rete leggera e capillare di persone interessate alla politica, che danno il loro contributo di idee quotidianamente e che meglio sapranno condividere il programma in campagna elettorale. I club sono un filo diretto con il Presidente, non sono sottoposti alla nomenclatura del partito e partono dal presupposto che sia la gente protagonista, con le proprie idee, il proprio entusiasmo, il proprio desiderio di cambiare le cose.

Se le dico “il Pdl in Provincia ha fatto..” cosa mi risponde? E di cosa non va particolarmente fiero?
Le battaglie fatte dal partito ed in particolar modo dal sottoscritto sono state tante, ne ricordo alcune: dai dirigenti assunti in modo illegittimo, al bando delle auto blu, lo scandalo dei derivati, e l’attenzione posta sulle Terme di Salsomaggiore, azienda importante per il nostro territorio da anni in forte difficoltà. Abbiamo insistito costantemente con ordini del giorno per la valorizzazione e la tutela della nostra montagna e dell’agroindustria, ma purtroppo questa amministrazione si è più occupata ad investire in corsi di formazione che in sostegno diretto al territorio. Non c’è qualcosa di cui non vado fiero, abbiamo operato a 360 gradi, poi si può sempre fare di più e meglio, ma per quanto mi riguarda non ho nulla da rimproverarmi

Bernazzoli, a riguardo del commissariamento delle province, ha detto che “si sta facendo un gran pasticcio”. Qual è il suo parere a riguardo?
Le Province sono riconosciute come organo elettivo dalla Costituzione, per cui per modificarne la natura o per cancellarle il primo passaggio è la modifica costituzionale, non dei decreti o leggi parziali come sono allo stato dell’arte in cui addirittura non si capisce dove confluirebbero le competenze. Temo che il Governo stia facendo finta di cancellarle perché sa benissimo che la Corte Costituzionale casserà qualsiasi riforma in conflitto con la Costituzione.
L’Italia può ancora farcela. Ad un patto. Impariamo a votare. Forza Italia.

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