Italia nazione

di MASSIMILIANO PARENTI – La grandezza di una nazione si misura da tanti fattori: ancor prima che inizi questo discorso, qualcuno storcerà il naso intuendo il fine ultimo di queste parole. I numeri, come si sa, sono impietosi e non esprimono che statistiche e grafici che poco hanno a che fare con la nostra esperienza quotidiana, fatta di persone e dei rapporti che abbiamo con loro (siano affettivi, economici, dialogici…)
Comunque, si potrebbe fare una lista sommaria che universalmente – suppongo – saremmo in grado di accettare come parametro di riferimento. In primis, è doveroso spendere qualche parola per i giovani. Il futuro è loro e quindi uno stato non può prescindere dall’attenzione a questo tema delicato. Dunque un generalizzato odio verso le istituzioni del paese in questione è un chiaro sintomo di un malessere sociale che ormai si è fatto protagonista della contemporaneità e che corrode il gruppo dei giovani (in cui generalmente si indica il gruppo che va dai 15 ai 25 anni) come un virus: la voglia di espatriare per esempio, o di nutrire una cieca fiducia verso le democrazie liberali occidentali pur di abbandonare la nave che imbarca acqua, fa subito presagire cosa è rimasto della “grandezza” dell’Italia. Altro parametro fondamentale: gli investimenti nella cultura. Questo è una nota drammaticamente stridente per un paese che è stato la culla dell’umanesimo e un polo di attività culturali dell’Europa. Eppure le riforme della scuola hanno prodotto un apparato ridotto all’osso, in cui spesso non si forniscono nemmeno beni di primaria necessità e nel quale gli studenti non escono preparati e competenti come dovrebbero per un difficile mondo lavorativo che li attende. L’indagine dell’Ocse appena effettuata ha dimostrato che, pur essendo la preparazione individuale con una tendenza in leggero rialzo nell’ultimo anno, il nostro paese si situa comunque sotto la media dei paesi industrializzati. Inutile rimarcare il fatto che un italiano su due afferma di non leggere nemmeno un libro all’anno (sfortunatamente la Gazzetta dello Sport non è un libro).
Altro tassello: la corruzione. Mentre spesso questo concetto negli apparati burocratici si declinava più a paesi sudamericani in via di sviluppo, ora appare palesemente incarnato dal nostro paese. Senza citare anche qui i dati, la situazione è così tragicomica e generalizzata che ci è valsa una citazione nelle nuove puntate dei Simpson (.. .”questa scuola è più corrotta del Parlamento italiano” – dice il noto presentatore Brockman) e il fenomeno non appare in diminuzione. Ultimo tassello (anche se ce ne sarebbero altri): l’interesse verso la politica.
E qui casca l’asino.
Inutile dire che è un peccato mortale confondere l’istituzione politica con chi la interpreta in (questo) momento, ma non si può nemmeno ignorare la disaffezione che contagia un po’ tutti, quella scrollata di spalle ai soliti discorsi e quella permanente sensazione di impotenza verso un paese che non riesce più ad essere grande.

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