Lo scorso 8 dicembre, con la vittoria di Matteo Renzi alle primarie del Pd, l’Italia si è addormentata tra le calde braccia della democrazia, scelta da 3 milioni di persone. Il giorno dopo si è svegliata coi forconi.
Una sgangherata protesta in cui, a trionfare, sono cori populisti intrisi della più umorale demagogia e fotomontaggi con didascalie di odio verso politici, economia, potenti, euro e impoverimento (trattato in modo estremamente superficiale). Quali sono i reali motivi di tutto questo movimento?
L’amalgama principale, il collante, di tutte le manifestazioni “forconiste”, sembra essere una totale avversione per la “kasta”, accompagnato da qualche reminescenza di grillina memoria. C’è chi chiede a gran voce l’uscita dall’euro, il taglio delle tasse, la totale distruzione di Equitalia, un regime guidato dalle forze dell’ordine, reddito minimo e persino i soldi per le sigarette. Insomma, le coscienze dei forconi sono mosse da idee confuse e contraddittorie, piene di “miti”, “leggende metropolitane” e teorie complottiste, che insieme diventano una fucina da cui escono schegge impazzite che inneggiano persino ai marò, augurano la morte a politici e giornalisti, si perdono tra le fila nere di Casapound.

Forconi

Quella dei forconi è una rabbia nata dall’austerità montiana, una protesta che ha trovato uno sbocco pseudo-politico in cui liberare tutte le proprie esasperazioni personali. La Rete è stata, come per Beppe Grillo, nuovamente decisiva. È lì che le menti della protesta hanno organizzato tutto, in “pagine” colme di notizie mirate a rafforzare il proprio pensiero anti-tutto. Nel mondo reale però ci sono stati scontri di piazza, blocchi stradali, assalti alle sedi dei sindacati, minacce a negozianti che non volevano abbassare le serrande, esortazioni naziste a bruciare i libri, situazioni deliranti che si sono svolte un po’ ovunque, ma soprattutto nelle grandi città. Senza contare poi l’aumento della rabbia quando il Parlamento ha votato nuovamente la fiducia al governo di Enrico Letta, portando i forconi ad inneggiare al colpo di stato militare e persino alla dittatura.

Andrea Zunino, uno dei portavoce della protesta ha detto: “Vogliamo le dimissioni del governo. Vogliamo la sovranità dell’Italia, oggi schiava dei banchieri, come i Rotschild: è curioso che 5 o 6 tra i più ricchi del mondo siano ebrei, ma è una cosa che devo approfondire” ed ha elogiato il premier ungherese Victor Orbàn per aver “liberato il suo Paese”. In realtà, oltre ad una osservazione antisemita che farebbe brillare gli occhi a Hitler, persino Zunino crede in una bufala come quella dell’Ungheria, in cui non c’è alcun boom economico, non è stato cacciato il Fondo Monetario Internazionale e Orbàn ha persino inflitto pene detentive per i senzatetto.

movimento dei forconi

A Torino sono state arrestate 6 persone, leggere le loro “biografie” fa capire meglio lo spaccato di coloro che hanno scelto di scendere in piazza e bloccare il Paese: due sono baristi che, entrando in un negozio, hanno obbligato i clienti a lasciare gli oggetti acquistati gridando: “Chiudete! Chi cazzo ve l’ha detto di aprire? Volete che spacchiamo tutto? Se non vi muovete, finisce male. Qui nessuno deve lavorare! Ci siamo intesi?”. Uno è una guardia giurata di 25 anni, cassaintegrata, che il 9 dicembre è scesa in strada, ha litigato con un tassista e gli ha impedito, con la forza, di lavorare. Un altro è un uomo di 36 anni che ha un contratto a termine per spargere il sale sulle strade, disperato, con problemi economici, ha letto un blog sulla rivolta ed è “stato tirato dentro”. Poi c’è un ragazzo di 19 anni, capitato per caso, non sapeva nulla dei motivi della protesta, ma ha preso in mano alcune pietre, le ha scagliate ed è stato accusato di resistenza e danneggiamento. Ai suoi amici, poche ore prima, aveva scritto: “A chi segue la corrente della devastazione ci si vede laaaaaaa”.

rivoluzione dei forconi

La confusione poi aumenta con l’ambiguo rapporto con le forze dell’ordine: da una parte “figli del popolo”, dall’altra “milizie addestrate (dal governo europeista) per reprimere le sommosse”. I reali “nemici” però sono ben altri: Cécile Kyenge, Emma Bonino, Laura Boldrini, il Pd, i comunisti, Monti e la Fornero, i banchieri d’Europa. Raramente Berlusconi, tra gli “affamatori, luridi assassini dello Stato”, Silvio compare poche volte, o quasi mai. Ci sono i simpatizzanti e i delusi da Grillo, i fondamentalisti che non si perdono una puntata di Report, Le Iene, ecc., i leghisti della vecchia guardia, quelli del “Kyenge merda, torna a casa tua”, antiarabi, antisemiti, i meridionalisti antigaribaldini, i complottisti del signoraggio, delle scie chimiche, di HAARP, i nostalgici della Lira, tutta gente comune e arrabbiata.

Tutte persone che nessuna forza politica o sindacale sembra in grado di gestire, persone che non credono più in una rappresentanza democratica e che non sa nemmeno se tutto questo vociare porterà poi a qualcosa di buono.
È davvero questo l’inizio di una rivoluzione italiana?
(Diego Remaggi)

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