Published On: Mar, Dic 3rd, 2013

“Montan devi chiederci scusa”

Matteo Montan

di FABRIZIO CASTELLINI – Dopo la pubblicazione sulla Voce della mail di Matteo Montan a Molossi, con la quale, non senza ironia gli chiedeva se vi fosse un giornalista sveglio in redazione, nel palazzone di via Mantova è successo il finimondo. In altri tempi sarebbero volati i guanti di sfida e la diatriba sarebbe finita in un duello rusticano. Oggi, invece, ci sono di mezzo i sindacati gli scontri si risolvono senza fare scorrere sangue. L’offesa all’intero corpo redazionale del giornale deve però essere “lavata” a caro prezzo per un manager giovane ma certamente non remissivo come il nuovo direttore generale Montan. I suoi giornalisti – fino a qualche anno fa tutti suoi colleghi – pretendono da lui le scuse. E non via mail, ma con una dichiarazione ufficiale. Senza la quale il sindacato che li rappresenta minaccia di interrompere le difficili trattative in atto sullo stato di crisi del giornale e sui ventilati esuberi. E in più di dar corso ai già deliberati dieci giorni di sciopero. In Gazzetta la situazione non è rosea. Si parla addirittura di trattative in corso per vendere un giornale che sta perdendo copie a tutto spiano nonostante il recente cambio di rotta che da berlusconiano di ferro sta diventando renziano.
Lo scorso anno le perdite sono state drammatiche, avendo superato abbondantemente il milione di euro. E tutto ciò nonostante il fatto che questo foglio abbia conseguito il monopolio della disinformazione con la chiusura di tutti gli altri quotidiani padronali. Avrebbero anche il monopolio della informazione se non fosse in vita il nostro piccolo settimanale.
Oltre all’evidente cambio di linea politica che però non incide minimamente sull’influenza – ormai ai minimi termini – sulle vicende cittadine si assiste a continui sterili maquillages, come fanno le vecchie signore che non sanno rassegnarsi di fronte all’incedere del tempo. L’ultimo, in ordine di tempo, quello del suo sito web con tanto di auto – sperticato elogio: più bello, più interattivo e soprattutto molto più ricco. Peccato che, quanto a “ricchezza” si punti solo sull’estetica e non sui contenuti che, a detta di tutti, sono inguardabili. O meglio, illeggibili. Vedasi l’intervista al ladro finita in prima pagina e nel primo titolo di locandina.
Un declino inesorabile, tranne che, occorre dirlo per dovere di cronaca, la pagina dei morti, come sempre fiore all’occhiello di questo giornale, che, ultimamente, ha superato se stessa operando una giusta distinzione di classe fra morti di fame (pallidi e tristi, in bianco e nero) e morti a pancia piena (sorridenti, soddisfatti, a colori).
Ma torniamo all’origine della rottura delle relazioni diplomatiche fra comitato di redazione e direzione. L’abbiamo definita la scorsa settimana una bella storiella digitale Made in Via Mantova, arrivata puntuale a rovinare la festa sconvolgendo i buoni propositi di chi pensava che, con líarrivo del neo ìamministratore-giornalistaî Matteo Montan, si potesse almeno rallentare il declino dellíeditoria cartacea confindustriale, lento ed inesorabile, divenuto invece ultimamante veloce e preoccupante soprattutto per chi ci lavora e per le loro famiglie. Il succo della storia finita in baruffa è questo. L’amministratore Montan avrebbe scritto via mail al direttore Giuliano Molossi (in tempi come questi di spioni meglio evitare il telefono e affidarsi al web); la mail portava un impegno immediato ad occuparsi delle nuove iniziative imprenditoriali start up tra cui quelle del consigliere in ascesa e suo personale amico e prima socio nell’esperienza di Buongiorno Mauro Del Rio.
Fino a qui niente di male, ma il problema arriva subito dopo e non è da poco: l’amministratore sottolineerebbe infatti di far fare il lavoro a qualcuno di “sveglio” nel caso il direttore fosse stato in grado di trovarne uno allíinterno della sua abbondante redazione.Una redazione che, fra l’altro, Montan ben conosce, avendone fatto parte fino a qualche tempo fa. E fin qui non ci sarebbe stato ancora niente di particolarmente rischioso, se il direttore responsabile avesse tenuto per sé quell’apprezzamento del direttore generale. E invece il Molossi disgraziatamente non riesce a tenere per se quella battuta poco carina nei confronti dei suoi redattori e la mail arriva, non si sa ancora per quale canale, proprio ai giornalisti interessati dalla affettuosa battuta i quali, tra l’altro, sono per conto loro già infuriati e sul piede di guerra per il nuovo piano di esuberi del gruppo di cui abbiamo già dato conto nei numeri passati e che riguarderebbe ben 9 giornalisti su 41. Il risultato è che il tavolo della trattativa è apparso subito a rischio e che i consiglieri del cda della Gazzetta si sono visti recapitare a casa alla velocità della luce una dura lettera di protesta dei giornalisti che evidenzia come questa a dir poco “incauta” mail diffusa alla comunità possa mandare a monte la negoziazione sull’intero piano. Poi gli sviluppi dei giorni scorsi con la richiesta al capo di rimangiarsi tutto e di presentare scuse formali al corpo redazionale. In caso contrario le cose si complicherebbero assai e fra le le ritorsioni possibili poste in atto dai giornalisti vi sarebbe anche quella di incrociare le braccia..

tratto da “La Voce di Parma”

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