Nadia Pussy Riot

Maria Alyokhina e Nadezhda Tolokonnikova, del gruppo punk russo “Pussy Riot”, sono state liberate grazie all’amnistia approvata la settimana scorsa nel paese.

Le due ragazze erano state arrestate più di un anno fa insieme ad un’altra componente della band e condannate per “vandalismo legato all’intolleranza religiosa” dopo una manifestazione musicale di protesta nella principale cattedrale di Mosca. Avevano cantato sul presbiterio una “preghiera” punk che recitava “Madonna, liberaci da Putin”. Per loro la condanna era di rimanere in carcere sino a marzo 2014, ma la settimana scorsa, dopo l’approvazione dell’amnistia in Russia era stato confermato che entrambe avrebbero potuto lasciare lo stato detentivo.

La legge prevede che la colonia penale si occupi di pagare il viaggio in treno alla persona liberata sino alla città in cui ha effettiva residenza.

L’amnistia invece riguarda solo alcune categorie: i minori, gli uomini che hanno superato i 60 anni, le donne che hanno compiuto i 55 anni, che sono in gravidanza e che sono madri di figli minorenni, i disabili, gli agenti di polizia e i militari, compresi quelli coinvolti nei conflitti armati come la guerra in Cecenia. Alcune migliaia di persone saranno interessate e le due “Pussy Riot” sono rientrate tra queste perché entrambe madri di figli minorenni. Il 13 dicembre la Corte Suprema russa aveva inoltre ordinato una revisione della sentenza contro di loro.

Dovrebbero rientrare a casa anche le trenta persone a bordo di una nave di Greenpeace incarcerate a settembre in seguito a una protesta contro un pozzo petrolifero nel Circolo Polare Artico.  Alcune di loro, compreso l’attivista italiano Cristian D’Alessandro, hanno già ottenuto di potere uscire su cauzione dal carcere a metà novembre.

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