forconicaschi

di MASSIMILIANO PARENTI – La protesta dei forconi, nata due anni fa come movimento di protesta per gli agricoltori siciliani, si è spostata a Torino e in altri centri urbani di tutta la penisola. Normalmente un movimento di protesta – non sono i primi, non saranno gli ultimi – non attirerebbe eccessivamente la mia attenzione se non fosse che in questa occasione sono avvenuti tre fatti su cui credo occorra soffermarsi per il significato che racchiudono.
Primo, il movente: Cota e la spesa delle mutande rimborsate. Di fatto, con i quotidiani che ormai svelano scandali (per lo più legati al mondo della politica) quasi come fossero normali fatti di cronaca, una notizia del genere dovrebbe passare praticamente inosservata. E allora perché tutta questa rabbia? Perché urla e botte per questo episodio piuttosto che un altro? Credo che la risposta possa essere una e una soltanto: per molti lavoratori, operai soprattutto, questo gesto è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, in un momento in cui il governo ce la sta mettendo tutta per cavare il sangue dalle rape anche le sottigliezze (nello scandalo generale s’intende, in nessun’altra parte del mondo sarebbe possibile una vergogna del genere) non vengono perdonate. Insomma, quando il popolo ha fame (anche di vendetta) si reca a Versailles.
Secondo fatto: la protesta si è allargata, sconfinando anche in altre città. Non è una questione da sottovalutare. Quando il popolo si unisce e si coalizza nulla può fermarlo e il fiume può straripare e distruggere la diga, pur solida che appaia. Ma è il terzo fatto che ha dell’incredibile: in ben tre occasioni, a Milano, Torino e Genova è capitato infatti che alcuni membri delle forze dell’ordine, al grido “voi siete dei nostri!”, abbiano deciso di togliersi il casco per esprimere solidarietà verso la protesta: poco importa che i telegiornali (non tutti, ma la maggior parte sì) abbiano censurato la notizia, né che venga sparsa dalle questure la voce che ciò è accaduto solo per “permettere ai manifestanti di marciare pacificamente”. La notizia continua a fare il giro del web e non tutto lo sporco si può nascondere sotto il tappeto: qualcuno ne dovrà rispondere. Ricordiamoci che la rivoluzione russa è scattata nel momento in cui le guardie dello zar hanno deciso di girare la canna dei fucili dall’altra parte: il resto, come si suol dire, è storia.
Sembra che qualcosa stia cambiando davvero: forse ancora allo stato embrionale, come l’elezione di Renzi a segretario del Pd con squadra under 40 a seguire, o la fine (se ci si crede) dell’era berlusconiana, tanti piccoli tasselli che intercorrono a delineare, nel bene o nel male, quello che sarà il nostro futuro. Per il momento è importante non interpretare queste azioni come l’effetto di un piccolo cambiamento, quanto piuttosto come la causa iniziale di una lunga catena di eventi che, speriamo, ci porterà da qualche parte.

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