Bianchi e neri. Italiani e ungheresi. Gli attori, qui, sono tasselli di un puzzle più grande. Il puzzle di una società malata che travolge, accusa, tormenta, ossessiona, assolve, punisce e glorifica i propri componenti.

Come in un gioco, in un reality show senza fine né inizio, in cui non si capisce il senso e soprattutto non si capisce se c’è, effettivamente, un senso. Dall’acclamato genio dell’ungherese Viktor Bodò, una messa in scena della schizofrenia della nostra società, in cui l’unica cosa che conta è apparire, vincere, oscurare tutti gli altri, elevarsi al di sopra del resto del mondo, non importa come, non importa se per talento o per difetto, non importa se lecitamente o meno.

Proprio come in un Grande Fratello, che tutto vede e tutto ascolta.

Sull’eredità di coscienza tramandata dallo storico libro “1984” di George Orwell, che diede un primo scossone al mondo per rianimarlo e aprirgli gli occhi sull’avvenire, Viktor Bodò porta sul palco i colori, i suoni, gli odori della crisi, dei problemi, della fame, della malattia, dell’oppressione e della violenza che colpisce senza pietà la nostra Europa, dall’Ungheria all’Italia, dalla Germania alla Grecia.

Parma, col suo formidabile Teatro Due, fa parte di un percorso artistico che coinvolge sei diversi teatri europei (Graz, Mainz, Budapest, Leipzig, Cluj-Napoca e, appunto, Parma) con un gruppo permanente di attori ungheresi che si amalgama, nelle diverse città, con il gruppo di attori del teatro coinvolto. Per quanto riguarda la tappa parmigiana, i neo-protagonisti sono degli abituè del Teatro Due: i bravissimi Paola De Crescenzo, Francesco Gerardi, Luca Nucera, Massimiliano Sbarsi e Nanni Tormen.

Sulle note dei The Doors, un cruento dipinto di quel che siamo si staglia davanti ad una platea che non potrà che rimanere incredula, e confusa allo stesso tempo. L’accusa è quella di accondiscendenza, di indifferenza e di omissione di soccorso. Siamo tutti colpevoli, tutti macchiati di queste terribili e silenziose colpe. Ogni volta che assistiamo ad un’ingiustizia e non interveniamo, che compiamo un’ingiustizia e non ce ne accorgiamo, contribuiamo, tutti, a tessere col filo dell’oblio la grande coperta del terrore umano.

Viktor Bodò con quest’opera ci apre gli occhi, manda in corto circuito il sistema e ci fa capire che tutto questo, tutti noi forse, siamo parte di un grande errore sociale. Non ci aggredisce direttamente, ma ci rende testimoni della violenza e, in modo sottile, ci comunica che ne siamo parte. Non ci offre una soluzione, non esplicita almeno. Il suo obiettivo è la catarsi, la riflessione, memore della tradizione drammaturgica greca che voleva spettatori coinvolti, protagonisti muti e invisibili della scena.

Tutto si risolve in un grande fumo scuro. Chi sarà il vincitore di questo mortale reality show, che è la vita?

Lascia una Replica

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: