BERLUSCONI

di MASSIMILIANO PARENTI – Alea iacta est. Matteo Renzi ha attraversato il Rubicone in scacco al “suo” senato e ha stabilito le regole del futuro. Il sogno, caldeggiato dai due segretari dei partiti più importanti, ovvero il sindaco di Firenze e l’incandidabile (è un fatto, non un insulto) Berlusconi, promuove un sistema che avvantaggerebbe i grandi partiti come i loro a danno dei piccoli e dei non coalizzati. Il sistema è semplice: per ottenere una divisione all’americana tra due grandi coalizioni – nel loro caso democratici e repubblicani, nel nostro centrodestra e centrosinistra – è necessario per il primo partito ottenere al primo turno il 35%: altrimenti ballotaggio dopo quindici giorni con il secondo classificato. In questo modo, inevitabilmente, sarà possibile una maggiore governabilità da parte di chi ottiene i consensi e si eviterebbe il collasso made in Italy con la nomina di un ennesimo presidente non eletto dagli italiani (se accadesse ancora sarebbe il terzo consecutivo).
Naturalmente questa manovra sarebbe letale per i piccoli partiti come Scelta Civica, che con il quorum al 5% avrebbero molta difficoltà ad avere rappresentanza in Parlamento, mentre è la ciliegia sulla torta per i due sopra nominati. Per Renzi, significherebbe andare incontro a una quasi certa vittoria (anche non raggiungendo subito la percentuale, ad un ballottaggio è consapevole che FI non potrebbe vincere contro di lui), mentre per B. significherebbe avere ancora nelle proprie mani il potere e il destino del suo partito. Il M5S naturalmente è un’incognita: entrambi si aspettano, da un sistema del genere, che saranno loro i terzi e quindi che avranno un esigua rappresentanza, ma questo è tutto da vedere. Uno scenario che veda il grupo di Grillo al ballottaggio è improbabile ma non impossibile (dopotutto, sarebbe molto simile al nostrano caso Pizzarotti…) e metterebbe in scacco l’annunciato bipolarismo destra-sinistra. Un altro punto su cui è doveroso soffermarsi: è forse pensabile che questi due galantuomini abbiano deciso di annullare le nomine dei parlamentari da parte dei segretari di partito? Naturalmente no. Quest’eterna battaglia di Grillo e del popolo italiano (non per forza di chi sostiene il Movimento) si è risolta ancora una volta col nulla di fatto: ma il tema è talmente controverso da non essere passato inosservato, dunque è possibile che il disegno di legge venga ancora modificato.
Dopotutto, ci sono mal di pancia anche all’interno degli stessi partiti interessati: nel Pd, tanto per cominciare, Cuperlo e una piccola fazione si sono opposti a quello che Grillo ha ribattezzato il “Pregiudicatellum” (inutile aggiungere che anche lui è contrario), mentre Ncd di Alfano si è opposto facendo leva proprio sul voto di preferenza. Arriverà anche, prima o poi, il giorno in cui prenderanno in considerazione l’opinione di chi li deve eleggere.

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