Oligarchi Abramovic

Dopo la fine della Russia comunista, coi beni statali spariti e non più centralizzati, alcuni privati iniziarono a muovere i primi passi verso la conquista della loro stessa nazione. Essi assunsero le redini di un nuovo grande esperimento imprenditoriale e vennero ricompensati con fortuna, fama, potere e oggi li conosciamo con il nome di oligarchi. Chi sono realmente e cosa hanno fatto per diventare lo 0,00001% più ricco e importante della popolazione Russa?

Boris Berezovskij nel 1997 era il più ricco dei russi. Ex professore di matematica, si era arricchito vendendo auto acquistate dallo stato. Era convinto che per fare affari sicuri in Russia doveva conquistare il potere politico e, consapevole di come la televisione può influenzare la politica, aveva assunto il controllo del più grande canale televisivo del paese. Fu uno dei pochi imprenditori della cerchia ristretta del presidente Boris Eltisn, la famosa “Famiglia”. Sembra ci fosse lui dietro allo scoppio della seconda guerra tra la Russia e i ribelli ceceni, alla rielezione di Eltsin nel 1996 e alla sua sostituzione con il primo ministro Vladimir Putin, un ex agente dei servizi segreti. Nel 2000 Berezovskij trasferì la sua fortuna nel Regno Unito ma le cose non gli andarono bene. L’anno scorso aveva perso una causa miliardaria contro un altro oligarca, Roman Abramovič, in uno dei processi più costosi della storia del Regno Unito e per pagare gli avvocati aveva dovuto svendere il suo patrimonio. Il 23 marzo è stato trovato morto nella sua villa in Inghilterra.

Mikhail Khodorkovskij ha cominciato importando computer e brandy francese di pessima qualità che rivendeva al mercato nero. Alla fine degli anni ottanta in Unione Sovietica non c’erano banche private, così nel 1990 ne ha fondata una, la Menatep, e ha acquistato una delle più grandi aziende petrolifere del paese, la Yukos. Dieci anni fa era l’uomo più ricco della Russia. “Se un uomo non diventa un oligarca, vuol dire che in lui qualcosa non va”, disse in un’intervista. “Siamo partiti tutti dalle stesse condizioni, tutti avremmo potuto farcela”. Poi alla fine del 2003 è stato arrestato con l’accusa di evasione fiscale, frode e peculato. Dal 2005 sta scontando una condanna a otto anni in una prigione siberiana, mentre la Yukos è fallita ed è stata smembrata. Nel 2009 è cominciato un nuovo processo contro Khodorkovskij e il suo socio Lebedev per riciclaggio di denaro e appropriazione indebita. Organizzazioni per la difesa dei diritti umani pensano che molti dei reati economici di cui è stato accusato siano stati costruiti a tavolino. Dal carcere Khodorkovskij ha scritto più di un testo sulle vicende in Russia degli ultimi vent’anni. Rischia 22 anni di carcere. (Ma è stato graziato da Putin con l’indulto dello scorso dicembre)

Vladimir Potanin ha lavorato al ministero degli affari esteri e in seguito ha aperto con il suo socio Mikhail Prokhorov la Interros, che mette insieme imprese del settore metallurgico, energetico, finanziario e immobiliare. A metà degli anni novanta possedeva una ventina di aziende prima statali e poi è diventato azionista di maggioranza di alcune banche. Oggi ha incarichi politici per lo sviluppo dell’economia russa ed è coinvolto in varie iniziative per la promozione sociale e culturale.

Roman Abramovič, “l’oligarca invisibile”, tra il 1992 e il 1995 ha fondato cinque diverse compagnie di import-export, specializzandosi nel settore del commercio del petrolio. Con Berezovskij ha dato vita alla Sibneft, un’azienda arrivata a valere più di 13 miliardi di dollari. Nel 2002 l’ha rivenduta a Gazprom, un’azienda di stato, e l’anno successivo ha acquistato il Chelsea, una squadra di calcio inglese. Ha uno yacht con un sistema di difesa antimissile e un sottomarino d’emergenza, e possiede un castello in Francia. Una volta il principe Carlo d’Inghilterra, in ritardo per una partita di polo, si è fatto prestare da Abramovič l’elicottero. Secondo Forbes, oggi l’ex proprietario di Sibneft ha un patrimonio di 12 miliardi di dollari.

Oleg Deripaska ha fondato nei primi anni novanta diverse società per azioni che si occupavano della produzione e della vendita dell’alluminio, diventando la personalità più importante del settore. Nel 1995 è diventato azionista di una grossa banca che aveva contribuito a mandare in bancarotta e l’anno dopo ha cominciato a interessarsi di politica, finanziando la campagna elettorale di ‪Aleksandr Lebed’‬. Insieme ad Abramovič ha fondato la RusAl, che nel 2001 ha comprato i pacchetti di maggioranza di tutti i più grandi produttori di alluminio in Russia.

Fonte: L’Internazionale

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