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di DARIA DOLENZ – Sui mezzi pubblici di diverse città italiane è possibile vedere la pubblicità di “NoiNo.org”. Si tratta di una campagna contro la violenza sulle donne promossa dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna in associazione con l’organizzazione Orlando, Roma Capitale, la Regione Lazio, Be Free e la FIGC (Federazione italiana gioco calcio).
I testimonial di “NoiNo.org” sono uomini molto noti al grande pubblico: Alessandro Gassmann, Claudio Bisio, Daniele Silvestri, Cesare Prandelli e così via. Tali personaggi posano accanto a testi che spiegano i diversi modi in cui si esercita la violenza sulle donne: molestia, mortificazione, ricatto, terrore e punizione. La campagna è diretta principalmente alle donne per indurle a prendere coscienza delle forme di violenza psicologica e non solo fisica.
Ben vengano iniziative di questo tipo in un panorama sociale terribilmente ambivalente. Da un lato infatti le donne conquistano sempre maggiori diritti e dall’altro si assiste a una recrudescenza delle aggressioni di cui sono oggetto. Peraltro il dato più sconfortante consiste nel fatto che la violenza si consuma soprattutto in famiglia.
In Italia – secondo i dati Istat riportati nel Bes (Benessere equo e sostenibile) – negli ultimi dieci anni il 44,9% delle donne uccise è stata vittima di partner o ex partner. Mentre in Inghilterra l’associazione Women’s aid Federation of England registra addirittura il 56%. In entrambi gli studi la fascia di età che vede consumare gli abusi maggiori oscilla tra i 16 e i 24 anni.
Le campagne di sensibilizzazione con quella di “NoiNo.org” servono a impedire che le donne si assumano la colpa al posto dei loro carnefici, come nel caso di una ragazza di Fabriano che in merito alle percosse del fidanzato ha dichiarato ai carabinieri: «Ero io a farlo arrabbiare, quelle botte me le meritavo».
Oltre a questi limiti di tipo culturale un altro nemico è l’indifferenza. E’ noto il caso di Nigella Lawson, cuoca-star della Tv britannica, presa per il collo dal marito durante una discussione in un ristorante senza che nessuno dei presenti sia intervenuto.
La campagna di “NoiNo.org” serve proprio a far comprendere che in questi casi è sbagliato applicare il detto “Tra moglie e marito non mettere il dito”.

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