MOL-VIGNA

di FABRIZIO CASTELLINI – E’ capitato raramente, cari lettori, che la nostra “Voce” abbia preso degli “abbagli” in questi quasi tre lustri che si è posta al completo servizio dei parmigiani onesti e di quelli che non amano mettere la testa sotto la sabbia come struzzi per non credere alle “verità rivelate” su quello che accade nei vari palazzi del potere propinate dal foglio mortuario degli industriali di Parma. E men che meno abbiamo preso un abbaglio quando decidemmo, in quel torrido agosto 2011, di inondare la città con 100 mila copie del nostro giornale, distribuite porta a porta, ove in prima pagina campeggiava la gigantografia di Rosi, Barilla e Pizzarotti e la scritta “Fuori gli industriali dal Comune di Parma”. Una edizione straordinaria che aprì gli occhi a migliaia di parmigiani su quello che accadeva nel Palazzo del Comune, contribuì a mandare a casa, nelle successive elezioni municipali del 2012, l’accoppiata filoindustriale Bernazzoli – Ubaldi e spianò la strada alla ancora oggi incredibile vittoria elettorale dei “grillini” del Duacto. Una edizione straordinaria che rovinò le vacanze di lor signori e che rimarrà indelebilmente scritta – a caratteri cubitali – nella storia, per il resto prevalentemente penosamente scritta dai pennivendoli del regime, del giornalismo parmigiano del dopoguerra.
La conferma che non presi un abbaglio in quei giorni agostani di due anni fa quando, in perfetta solitudine, decisi di assestare quel duro colpo al cuore del potere confindustriale che aveva occupato tutti i palazzi della politica, curandio i propri interessi coi soldi dei cittadini, viene fuori in questi giorni in cui una mano anonima comincia a recapitarci i verbali di quello che abbiamo sempre definito “golpe giudiziario” per far fuori il sindaco Pietro Vignali, reo di avere “sgarrato” di fronte al diktat della metropolitana parmigiana. Uno “sgarro” (la rinuncia a questo folle progetto ubaldiano con l’appoggio romano dell’ex ministro Lunardi, re delle talpe scavatrici) che è costato al povero Pietro la poltrona, scatenando una mai vista prima caccia alle streghe da parte degli amici in Procura dei cementificatori e suscitando la gratitudine, sia pure a posteriori, dei cittadini che hanno evitato un ulteriore bagno di sangue finanziario dopo le opere faraoniche e in gran parte inutili, come il ponte Nord abitato (dai fantasmi), servite solo a riempire le casse a costruttori e progettisti.
Sono per ora solo pochi fogli un po’ sgualciti, che cominciano, però, a descrivere quella che sapevamo, senza bisogno di timbri e di certificazioni, essere una Parma nelle mani dei poteri forti. Con il capo del Municipio praticamente ostaggio nelle loro mani. Il tutto esaltato dal foglio funerario cittadino, vero megafono di questa politica che aveva occupato tutti i gangli vitali della società parmigiana.
Sono solo pochi, per il momento, i fogli delle intercettazioni telefoniche arrivate in redazione. Sono però sufficienti per descriverci l’andazzo in vigore.
Poche pagine che ci dicono che il primo cittadino passava più tempo a casa del presidente dell’Unione Industriali che nella sua abitazione. E, quando era in Municipio, era spesso con la cornetta in mano a chiedere consigli o autorizzazioni alla cabina di comando: quando non direttamente al capo, al suo ufficio propaganda, cioè il direttore della gazzetta di Parma.
Oggetto delle conversazioni registrate da quei biricchini degli spioni della Procura, le nomine negli enti pubblici e, in particolare, la questione dell’addomesticamento del quotidiano Polis risolto con la sistemazione alla presidenza di una società di Iren del suo editore Angelo Buzzi. Un affare che, ovviamente, necessitava del beneplacito di Palazzo Soragna da dove già in precedenza era venuto l’imput per la scelta del direttore di Polis Piervincenzi, concordata con Molossi.
Chi ci ha fornito queste preziose e illuminanti informazioni ci ha promesso ulteriori “soffiate” che riguarderanno il “cerchio magico” di Vignali. Informazioni dettagliate sulla vita di corte e dei cortigiani. Dalle donnine di cui l’ex sindaco si circondava, nel cui codazzo figurava anche la figlia di un alto magistrato del nostro Tribunale. Ai consiglieri del sindaco, fra i quali, oltre al citato Molossi, pare si trovasse un certo Antonio Costantino, presidente della potentissima cooperativa Proges, che Vignali piazzò come rappresentante del Comune in Fondazione Cariparma e che, stranamente, non figura nell’elenco degli indagati nonostante sia stato il “garante” dell’operazione Polis. Senza contare la vergognosa prassi dei concorsi ad personam fra i quali ci auguriamo trovare anche notizie su quello preparato ad hoc per dare alla signora Cristina Trombella, moglie di Ubaldi, lo status di dirigente a tempo indeterminato. fallito probabilmente per le “interferenze” del nostro settimanale.
Dai documenti dell’inchiesta – nobilizzata col titolo “public money” ma la cui definizione più appropriata è quella da noi attribuita di “golpe giudiziario” – ci auguriamo emergano anche le motivazioni del comico “processo immediato” a Luigi Villani, processo che, dopo un inizio lampo, è stato posto su un binario morto, in attesa dell’arrivo dei suoi coindagati Vignali, Costa e Buzzi. Una delle tante assurdità che questo Palazzo di Giustizia da anni sforna per compiacere i padroni del vapori lasciati liberi di operare a loro piacimento anche sul filo del rasoio della legalità.

LE INTERCETTAZIONI SONO NEL NUMERO DE “LA VOCE” IN EDICOLA QUESTA SETTIMANA

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