Si chiama Zapruder. Come il sarto russo-americano divenuto famoso, nel ’63, per aver ripreso con la propria cinepresa l’omicidio di Kennedy, a Dallas.

Zapruder è una rivista storica, di uscita quadrimestrale, che vuole indagare le conflittualità sociali dei nostri e dei “loro” tempi. E’ il tentativo di liberare la letteratura storica dalle catene di un pubblico sempre più accademico e sempre meno “dilettantistico”, per così dire. Studenti, ricercatori, professori di storia la leggono già, certo, ma anche consistenti nicchie di semplici appassionati si stanno condensando attorno al lavoro della redazione. Zapruder nasce dall’esigenza di un approccio storico diverso, sgombro dei “paletti moralistici sovente posti dalla classe dirigente italiana, anche universitaria”.

Il numero di settembre-dicembre 2013 è stato presentato ieri alla libreria Ubik di Parma, da Antonio Lenzi, redattore della rivista, introdotto da William Gambetta, del Centro Studi Movimenti, inaugurando una bella rassegna di “incontri con la storia” in libreria. La rivista nell’ultimo periodo si è dedicata all’analisi della violenza politica come categoria a sé stante, come strumento di mobilitazione sociale: nel primo dopoguerra, nelle lotte partigiane (di uomini e donne) e nelle lotte sociali degli anni ’70. La violenza politica viene qui dipinta come una forza esercitata dal basso verso l’alto, quando non si ritiene più legittimo il potere e per questo si attua una “rivoluzione”. A causa di frequenti storpiature mediatiche e politiche della storia, spesso ci si imbatte in gravi e fastidiose incomprensioni, che non fanno che alimentare l’odio dell’opinione pubblica verso questo o quel movimento o gruppo di persone.

Lenzi pone come esempio il mito della Resistenza. Troppo spesso, a suo dire, si è teso un imprudente filo storico a collegamento tra le lotte gappiste e il brigatismo rosso degli anni di piombo, sullo sfondo di una falsa legittimazione ideologica data dal “passaggio di pistola” del partigiano al brigatista Franceschini.

Santo Peli, storico e studioso del fenomeno del gappismo*, nella rivista afferma l’importanza di come si guarda alla storia, perché questo determina il modo in cui si guarda al presente, e di conseguenza rischia di costruire false percezioni ideologiche nella gente, fragili come castelli di carte.

(I GAP erano i gruppi d’azione patriottica, attivi nel periodo della Resistenza, a cui si rifecero numerosi gruppi organizzati negli anni ’70, che spesso ne travisarono la reputazione mantenendo l’acronimo e cambiando totalmente obiettivi e mezzi, ndr)

Talvolta, concludono Lenzi e Gambetta, si ha una lettura troppo politica, e poco storica, degli anni ’70. Si tende a vedere solo il male, anche se ce n’è stato tanto, senza vedere tutto il bene che quel decennio ha costituito per l’Italia e per il mondo. I cambiamenti, le riforme, i processi di democratizzazione, i giovani, le donne e gli operai alla ribalta: sono tutti fattori che contribuiscono a ribilanciare, in un’ottica più distaccata, la reputazione di questo decennio tanto condannato.

Zapruder è questo e altro: un modo diverso di guardare alla storia. La trovate in vendita alla libreria Ubik di Via Mazzini, al prezzo di 12 euro (158 pagine). Per ulteriori informazioni sulla rassegna d’eventi “La storia in libreria” visitate la pagina facebook Libreria Ubik Parma.

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