Published On: Dom, Feb 9th, 2014

Catturato Cutrì, Blitz nella notte

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Roma, 9 feb. – Domenico Cutrì, il boss condannato all’ergastolo fuggito dal tribunale di Gallarate dopo una sparatoria in cui ha perso la vita il fratello Antonino, è stato catturato dai Carabinieri intorno alle tre del mattino, a pochi chilometri dal luogo dove si è veriricata l’evasione. A quanto si apprende, l’uomo si trovava in una casa disabitata in compagnia di un’altra persona, Luca Greco, arrestata con lui con l’accusa di favoreggiamento. La casa dov’è stato sorpreso Cutrì si trova a Inveruno, vicino Milano. L’operazione è il frutto di un intenso lavoro di coordinamento e sinergia fra i comandi provinciali dei Carabinieri di Milano e Varese, del Gis, del Ros, con la collaborazione dei comandi di Brescia, Bergamo, Novara, Vercelli. Domenico Cutrì non ha avuto il tempo di reagire. I Gis, gli uomini del gruppo speciale dei Carabinieri, hanno fatto irruzione nella casa con i flashbang, (una sorta di granata stordente) e lo hanno immobilizzato. Il boss era armato, aveva una pistola con il colpo in canna.
L’uomo arrestato con lui, Luca Greco, detto Franco, si ritiene facesse parte del gruppo di fuoco che ha consentito la fuga all’ergastolano dopo la sanguinosa sparatoria costata la vita al fratello di Domenico Cutrì, Antonino. Ieri, era stata arrestata un’altra persona, riconducibile all’abitazione dove si trovava il boss.
Cancellieri si congratula con i Carabinieri per la cattura.
Domenico Cutrì era pronto a sparare. Il boss, al momento dell’irruzione dei Gis dei Carabinieri, secondo quanto si è appreso durante la conferenza stampa al comando provinciale di Varese, aveva con sé una pistola ma non ha avuto il tempo di usarla. “La sua cattura si è svolta in pochi secondi – hanno spiegato i militari – non ha potuto reagire. Non ha rilasciato alcuna dichiarazione”. Cutrì e il suo complice, secondo gli inquirenti, “si sentivano relativamente al sicuro, li abbiamo trovati vestiti”.
Il vero ideatore del piano di fuga di Domenico Cutrì era Antonino, il fratello del bosso morto durante la sparatoria. Lo affermano gli inquirenti durante la conferenza stampa in corso al Comando provinciale dei Carabinieri di Varese. Con la morte di Antonino si è sgretolato tutto. Per catturare Domenico Cutrì, pronto a trsferirsi assumendo una nuova identità e compiere nuovi crimini, è stata usata dagli inquirenti la tecnica del “taglio dei rami secchi”. Gli sono stati tolti tutti gli appoggi e con il fermo degli altri componenti della banda è stato costretto rifugiarsi in un covo di fortuna. E’ stata ricostruita tutta la “vita criminale” del boss. Cutrì è stato trovato in una abitazione di Inveruno, nel milanese. A Gallarate, c’era un altro covo dove il boss non è mai andato ma dove c’erano armi. E’ stato fondamentale, hanno spiegato ancora gli inquirenti, verificare attraverso tutte le informazioni raccolte grazie alla sinergia fra i vari reparti dei carabinieri e con le stazioni limitrofe, che Cutri’ aveva tutta una serie di relazioni con diversi soggetti. Il boss Aveva legami in loco, con i due fratelli in particolare ma non al di fuori della Lombardia o del Piemonte. Alla conferenza stampa hanno partecipato il comandante provinciale di Varese Alessandro De Angelis, quello del reparto operativo Loris Baldassarre, il comandante della sezione Ros di Milano Giovanni Sozzo. Presenti anche il procuratore della Repubblica di Busto Arsizio Gianluigi Fontana e la pm titolare delle indagini Raffaella Zappatini.

Fonte – AGI

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