Published On: Mer, Feb 12th, 2014

Decreto “Bankitalia”: più verità, meno bufale

banca italia

Sul Decreto Bankitalia se ne sono dette di tutti i colori da tutte le parti politiche che si sono sentite in obbligo d’intervenire, dal Movimento Cinque Stelle al Partito Democratico, al punto che il Governatore della Banca d’Italia Visco è dovuto intervenire in conferenza stampa per correggere alcuni errori grossolani che sono stati diffusi nelle ultime settimane e che si sono radicati nell’opinione pubblica.

Testo del decreto alla mano e dopo i chiarimenti di Visco, è possibile sfatare le cinque bufale più note a riguardo.

Così si privatizza la Banca d’Italia”. È falso: la Banca d’Italia rimane un istituto di diritto pubblico. Il testo del decreto chiarisce che chi partecipa al capitale non ha voce in capitolo sulle questioni che riguardano il suo ruolo istituzionale.

La Banca d’Italia viene data in pasto alle banche straniere”. Il testo definitivo del decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale precisa che possono possedere quote di partecipazione del capitale solamente banche, imprese di assicurazione, fondazioni, enti ed istituti di previdenza con sede legale e amministrativa in Italia. Se dovesse venire a mancare questo requisito, i soggetti di cui sopra dovranno provvedere alla vendita delle proprie quote a un altro soggetto con sede in Italia.

Si tratta di un aiuto di stato alle banche”. Il testo del decreto prevede una rivalutazione del valore nominale delle quote di Bankitalia. Questa rivalutazione era in realtà già avvenuta nel 2001 attraverso una Finanziaria di Tremonti. Si tratta, in sostanza, di un aggiornamento del capitale sociale che dal 1936 era rimasto sostanzialmente uguale: 300milioni di lire prima e 156mila euro poi; ora diventa 7,5 miliardi di euro sulla base delle riserve del paese. Inoltre il decreto prevede un limite massimo del 3% di quote che riequilibrerà i rapporti di potere fra gli azionisti, frammentandoli. Visco ricorda anche che le banche “hanno l’obbligo di dismettere le quote eccedenti” entro tre anni. Oltre questo termine non avranno più diritto al dividendo sulla quota eccedente. Lo Stato può riacquistare temporaneamente queste eccedenze per poi rivenderle in futuro, senza alcuna perdita.

Le banche faranno più credito”. Visco, durante la conferenza stampa, ha suggerito che il decreto costituirà un “un incentivo a fare credito e lo vedremo nei prossimi mesi” ma ha anche specificato di voler essere “poco dirigista”. Occorre specificare che la Banca d’Italia non può imporre a una banca commerciale di concedere prestiti, in regime di libero mercato. Quindi la scelta finale in materia spetta ai singoli istituti di credito.

Verranno intaccate le riserve auree del paese”. Sempre Visco ha spiegato che l’oro non fa parte della rivalutazione delle quote di Bankitalia e che se anche la banca ne è proprietaria, non può disporne liberamente.

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  1. Giorgio ha detto:

    1) Privatizzazione: fino al 2005 era obbligo (disatteso dalla Banca d’Italia!) che il capitale fosse in maggioranza di soci pubblici. In tale data venne addirittura decisa la nazionalizzazione della Banca d’Italia. Questa legge invece cancella tutte queste norme e anzi impone che il capitale sia di soggetti privati.
    2) Stranieri: ok, il Dl.133/2013 per fortuna è stato corretto su questo folle punto.
    3) Aiuto di Stato: non è mai avvenuto, nella storia del mondo, che una banca centrale effettuasse un simile aumento di capitale a titolo gratuito, usando riserve che non sono di spettanza dei partecipanti. Così facendo le banche private hanno avuto un rendimento (tralasciando i dividendi) del 15% composto annuo dal 1936: nessun investimento ha mai fruttato di più in Italia, considerando anche il rischio minimo.
    4) Credito: Boh, chi lo sa…
    5) Oro: ok, è corretto.

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