uscire dall'euro

di AURORA PATERA – Dall’inizio della crisi economica una delle costanti dei dibattiti sul come risolverla è la questione dell’uscita dall’euro. Populisti, mascalzoni e ignoranti presentano spesso la rinuncia alla moneta unica come una panacea in grado di restituirci l’agiatezza di tempi ormai andati e la sovranità monetaria.

Slogan e ragionamenti semplicistici, però, non possono nulla contro i fatti e le bufale dei “no euro” sono facilmente smascherabili.

Il caposaldo di qualsiasi ragionamento euroscettico è che l’euro sia la principale causa della crisi. Niente di più falso: le cause di questa crisi sono varie, dato che PIL e disoccupazione sono influenzati da molti fattori. Alcuni di questi, per quanto riguarda il nostro paese, sono la troppa burocrazia, un’amministrazione pubblica inefficiente, evasione fiscale alle stelle, corruzione e incapacità di competere con le grandi potenze mondiale. Sviare le colpe sull’euro è un’azione disonesta volta a ignorare i veri problemi strutturali italiani.

Se si vede l’uscita dall’euro come una scorciatoia verso la svalutazione monetaria, bisogna chiarire due cose. La prima è che una svalutazione monetaria non renderebbe più competitiva l’industria italiana. Se è vero che i prezzi dei prodotti italiani calerebbero per i compratori stranieri, è anche vero che i costi dell’energia e delle materie prime su cui si basa la produzione industriale del nostro paese salirebbero alle stelle. La seconda è che non è necessario svalutare la moneta per migliorare le condizioni dei lavoratori italiani. Si potrebbe invece applicare una svalutazione interna, riducendo il cuneo fiscale di cinque punti percentuali per aumentare il potere d’acquisto dei salari di 600 euro al mese e diminuire di 1000 euro mensili il costo del lavoro per il datore di lavoro.

L’ultimo dogma euroscettico è quello della sovranità monetaria. Posto che si possa ancora parlare di sovranità nazionale in un mondo globalizzato in cui la maggior parte delle decisioni in ambito finanziario ed economico non è nelle mani degli stati sovrani, troppo piccoli per influire efficacemente sulla scena internazionale, anche in questo caso si tratta di uno specchietto per le allodole utile a sviare il problema. Recuperare sovranità monetaria servirebbe ad assumere il controllo del debito pubblico. Cosa succede a uno Stato che ha la capacità di svalutare la propria moneta e aumentare l’inflazione a proprio piacimento? Svaluta il proprio debito, certo, “imbrogliando” i propri creditori (fra cui in larga parte le banche e i suoi stessi cittadini) e riduce in fumo il risparmio delle famiglie che vedono svalutarsi ciò che possiedono. Miliardi di euro di risparmi svanirebbero così durante la transizione in nome della sovranità monetaria.

Tutto questo non significa che l’Europa dell’euro sia perfetta così. Come gli euroscettici spesso ricordano, diversi premi Nobel sono molto critici a riguardo. Questo non vuol dire che consiglino di uscirne, però. Una possibile soluzione sarebbe, secondo nomi illustri come Stiglitz e Krugman, un rafforzamento delle istituzioni europee, la realizzazione dell’unione bancaria e l’abbandono delle politiche di austerità in favore di un piano di sviluppo a livello continentale.

1 Comment

    Cosa c’entra l’Euro adesso,casomai andava tolto nel 2005,ora sarebbe peggio in quanto nel bene o nel male è la moneta più forte al mondo.
    Credo che in Italia il problema sia a livello di raccomandazioni, nepotismi e sprechi statali,tassazioni assurde grazie a Monti & Co. e ladrocini nei posti di lavoro pubblici dove la PA non funziona perché stracolma di donne fancazziste.Quindi in questo caso, l’euro che c’entra?

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