Published On: Gio, Feb 20th, 2014

La scatola vuota di Grillo

Beppe Grillo

di DIEGO REMAGGI – C’è una scatola vuota con dentro così tanto vuoto, talmente trasparente da essere bellissimo. E ad aprirla c’è un uomo con la barba e i capelli bianchi, che più di un comico sembra un presidente, che più di parlare sembra gridare, che più di pensare sembra tuonare. Tuonare e basta. Ed è come se ci fosse un costante e violento temporale che tormenta tutto il Movimento 5 Stelle. Un consenso costruito sulla rabbia e sulla coscienza che tanto nulla si può costruire in una democrazia è un consenso che ha ottenuto, in cambio di milioni di voti, una scatola vuota.

La diretta di Grillo con Renzi, e la sua presenza a Sanremo, hanno regalato nuovamente fulmini e pioggia a tutti gli attivisti che frequentano un blog come fosse la sede di un partito in cui la gente ha “una certa idea di mondo”. Qui però le idee le hanno solo in due. E sempre e solo due sono le scelte possibili: si o no, un tertium non datur invisibile che distingue il pensiero a 5 Stelle: buoni o cattivi, ladri o eroi, nuovi o vecchi, Grillo o Casaleggio. Una via di mezzo non è contemplata, non è possibile.

Peccato, perché è proprio in quel solco che si fa la vera politica, un atto di mediazione tra idee diverse, tra presente e futuro, formulando un pensiero che non metterà mai d’accordo tutti ma che cercherà di convincere le persone che un futuro è possibile. Invece, finora, Grillo ha promesso che un futuro non ci sarà, che la colpa è degli altri (cattivi ed anche un po’ ladri), che nessun politico esisterà più, che non esisteranno giornali, che non conteranno più niente le altre idee, che la democrazia non sarà più necessaria.

Eppure, se i deputati e i senatori a 5 Stelle siedono (da nuovi ed anche, forse, eroi) sugli scranni del Parlamento è proprio perché quella democrazia è esistita e, fortunatamente, esiste ancora, con le sue imperfezioni e le sue scelte sbagliate e cambiate in corsa.

In un paese come l’Italia, in cui la gente ha bisogno di recuperare la fiducia nel proprio futuro e in quello dei propri figli, non si deve tradire la scelta di migliaia di persone che ti hanno detto espressamente di “parlare” con il Presidente del consiglio, facendole – tra l’altro – sentire in colpa scrivendo: “Me l’avete chiesto voi”, quasi scocciato dalla stessa scelta “democratica” dei propri elettori.

A questo punto è chiaro che a Beppe la democrazia non piace, la detesta, la insulta e tenta continuamente di minarla.

È anche evidente, però, che nel sistema binario grillino, un tertium non datur c’è, ed è Grillo stesso con la sua teatrale ironia da istrione consumato, con la sua vivace propensione alla costruzione di un partito quasi patriarcale che si fondono in una linea di mezzo che non è politica, ma spettacolo.

Ecco, un uomo così influente dovrebbe scegliere, adesso, se rimanere nell’arte o se prendere in considerazione l’idea di sedersi, parlare, affrontare i problemi non come un politico, ma come una persona che vive in una democrazia da lui stesso odiata ma voluta.

Forse solo sul blog.

La politica è una cosa seria, da leggere, scrivere, approfondire, perché altro non è che la costruzione della vita della gente. E la vita, con tutte le sue aspettative, le speranze, le delusioni non è uno spettacolo, vale molto, molto di più.

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