Published On: Mer, Feb 19th, 2014

La via per El Dorado

Le priorità di Renzi, l’Obama italiano, le riforme, i progetti e l’Italia da sistemare

Matteo Renzi

di MASSIMILIANO PARENTI – Renzi premier con partenza in chiaroscuro: da un lato l’ormai ex sindaco di Firenze gode dell’appoggio popolare, che lo ha premiato con un plebiscito alle ultime primarie in cui ha liquefatto Civati e Cuperlo e talvolta lo ha accostato addirittura alla figura di Obama, dall’altra quello stesso popolo è sorpreso dalla rapidità con la quale è stato in grado di fare carriera: in poco più di due mesi è diventato segretario del Pd e poi presidente del consiglio in barba a tutti e il modo in cui ha ottenuto l’incarico non gli ha – giustamente – risparmiato alcuna critica.
Dunque Matteo è già nel guinnes dei primati per due record importanti: sebbene sia il più giovane presidente del consiglio italiano (ha 39 anni), è anche il terzo presidente di fila non eletto dal popolo. Così abbiamo la certezza che, in tempo di crisi mondiale, questa è la democrazia con la quale dobbiamo convivere, che ci piaccia o no.
Ora, la strada per riportare il paese in carreggiata – la via per El Dorado – è lunga e in salita, ma vediamo quali sono le priorità che, per forza di cose, Renzi deve avere in cima alla sua lista. Prendendosi l’impegno di una grande riforma al mese, quali saranno le scelte obbligate? Innanzitutto la tanto vituperata riforma elettorale che, forse nel 2018 (stando alle sue parole), forse tra due mesi, ci dovrebbe consentire elezioni libere e con un criterio di scelta migliore del Porcellum. A seguire Renzi sa che nel medio-breve periodo dovrà rispondere di un tema molto delicato, ovvero i rimborsi elettorali ai partiti. La questione è estremamente delicata perché ignorandola aprirebbe una vera prateria a Grillo, che ne fa cavallo di battaglia dai tempi dei Meetup. Questo rimanda al nucleo dei problemi che fanno della politica un bersaglio continuo dell’opinione pubblica, ovvero il suo costo. È un tema che non può essere più rimandato: da una parte perché è il simbolo delle politiche di palazzo dell’ultimo ventennio, dall’altro perché la gente, anche chi segue la politica se e quando bisogna farlo, vede Renzi come un giovane ambizioso giunto dall’iperuranio per sistemare a colpi di bacchetta tutto ciò che di marcio è stato accumulato dall’era Craxi in poi.
Altra priorità: fisco e burocrazia. In un Paese civilizzato, membro stabile dell’Unione Europea, non è accettabile (tanto economicamente quanto moralmente) un’evasione fiscale così alta e una burocrazia così lenta e inefficace. Ma i tempi per sistemare questa gigantesca falla nel sistema italico, si sa, non saranno brevi e imporranno costi e sacrifici. D’altra parte, sistemare l’Italia è un conto, reinventare gli italiani che ci abitano un altro, e qui si tocca il tasto dolente.
Insomma qui si ritorna al discorso della bacchetta magica e purtroppo dobbiamo renderci conto di una cosa: Matteo Renzi attuerà – ci si augura – le riforme da Roma e non da Hogwarts.

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