In piena bufera da Prima Repubblica, negli anni remoti del secolo scorso, Indro Montanelli profetizzò a buon diritto che saremmo morti democristiani. Sul fare degli anni ’90, con la fine della partitocrazia che per oltre quarant’anni vide la DC egemonizzare il governo, iniziò la Seconda Repubblica: segnò il tramonto dei partiti d’ideologia (PCI e PSI in primis) e l’avvento di una destra carismatica e personalista, che di fatto aveva (e ha tutt’ora) il suo centro nevralgico in SIlvio Berlusconi, insostituibile sole di un sistema stellare cigolante: le rughe della senilità psichica (e fisica, leafting permettendo) sono ormai il “Bucaneve” di un ghiaccio più simile a burro.

Non voglio annoiarvi descrivendo fatti a tutti ben noti, ma ciò che è successo tra ieri e venerdì, è l’inevitabile sbocco delle tensioni interne al PD delle scorse settimane, e ricorda molto un principio di nuova repubblica: la terza, con l’inizio dell’ Era Renzi (come alcune testate internazionali già titolano, non senza suscitare imbarazzo irrisorio).

Il goliardico fiorentino è stato votato da più di due terzi dei democrat-supporters a segretario di partito, ma nessuno, almeno ufficialmente, gli ha messo in mano lo scettro dell’esecutivo, che da tempo il Matteone palesa di bramare avidamente.

Si sta ormai prendendo la cattiva abitudine di avere premier non eletti da noi, ignorando il principio di sovranità popolare e quindi la Costituzione, che il sindaco dice di amare tanto. Non eri tu, Renzi, ad invocare l’esecutivo solo per elezione? Non eri tu che, con la tua solita supponenza da sgaggio, sfottevi Letta a suon di cinguettii con il tuo #enricostaisereno? Dopo le consultazioni di ieri tra i partiti e il Presidente della Repubblica,  molto probabilmente domani inizierà il Governo Renzi, terzo in stecca senza legittimazione popolare, dopo il Governo tecnico-economico di Monti e il fallimentare Governo di larghe intese Letta-Berlusconi (poi Alfano).

Il flebile governo Letta si è dunque frantumato davanti ad una sfiducia di partito, o meglio di corrente, nostalgico delle origini; le radici democristiane del PD, che nel 2007 Veltroni aveva azzardatamente provato a sposare con i cocci del PCI (poi PDS, poi DS), tornano a farsi sentire prepotenti. L’anima riformatrice e indipendente del partito è morta con la sconfitta alle primarie di Civati, sotterrata dal grande ritorno del “partito pigliatutto”.

Con Renzi (ex PPI, ex Margherita, figlio di dirigenti DC ndr) il PD entra in carreggiata e può pensare di iniziare a vincere sul serio. Ma sotto che bandiera? Aveva ragione Montanelli: moriremo democristiani.

 

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