Published On: Lun, Feb 3rd, 2014

Lavorare al fast food

lavorare al fastfood


di GIORGIA FIENI – Nell’ultima puntata ci siamo lasciati con la domanda sul fast food, questo “cibo spazzatura” (ma, diciamoci la verità, consumato ogni tanto appaga il palato) che ha come punto d’onore il poter essere servito velocemente, in qualsiasi orario della giornata e a tutte le latitudini, e ci chiedevamo: ma è davvero così?Nel 2012 un giornalista del Post è andato a provare, per un giorno, a lavorare da McDonald’s. E ha scoperto che tutto il loro giro d’affari si basa su quattro numeri: 210 (“il numero massimo di secondi che dovrebbero passare da quando un cliente si mette in coda a quando lo stesso cliente riceve quello che ha ordinato”), 69 (“la temperatura minima che deve avere la carne appena cotta”), 10 (“i minuti che ogni panino può passare nel cosiddetto bin, cioè l’armadione aperto da entrambi i lati che siamo abituati a vedere dietro le casse: o il panino viene venduto entro quel limite o viene buttato, non perché non sia più commestibile ma perché il suo gusto, anzi, come dicono qui, le sue “qualità organolettiche” non siano più all’altezza degli standard considerati soddisfacenti dall’azienda”), 7 (i minuti di vita massima, prima di essere venduto, dell’alimento che ha la vita più breve tra tutti quelli offerti, una volta cotto: le patatine fritte”). E per far sì che questi tempi siano rispettati, ogni postazione è dotata di cronometri, perciò sì, il fast food è fast…quanto al fatto se sia pure food, diciamo che etichette, controlli di qualità ed occhio umano devono essere sempre altrettanto vigili.

Il lavoro in questi posti è in genere considerato “massacrante”, e forse ora ne comprendiamo meglio i motivi. Ecco perché la maggior parte dei giovani che vogliono far carriera in ambito alimentare (e sono in aumento: da 220 nel 2002 le scuole alberghiere sono passate a 348 e le iscrizioni da 117mila a 220mila) non si rivolge a queste strutture ma preferisce l’haute cuisine…ovviamente influenzati dalla moltitudine di chef che invade libri e schermi televisivi…senza sapere che anch’essa ha le sue problematiche (di cui parleremo nella prossima puntata).

E invece il fast food, anche se ovviamente non stimola la creatività, credo sia un’ottima palestra per chi voglia avvicinarsi alla ristorazione: si impara velocemente cosa significa rispettare i tempi e le temperature delle pietanze, parametri importanti quanto il gusto e fondamentali nella composizione delle qualità organolettiche sopracitate.

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