Tsipras

di DIEGO REMAGGI – Sembra di vederlo partire per un lungo viaggio, con gli occhi stretti e il polso calmo. Dalla Grecia all’Europa, Alexis Tsipras parte dalla sinistra del suo paese per portarsi dietro il fardello di tutti quegli schieramenti critici verso l’Unione Europea, critici ma comunque europeisti, raramente incidenti sugli elettori e sulla guida dei propri paesi. E sembra ancora di vederlo, a 17 anni, mentre leggeva Marx, imparando a crescere in mezzo alla folla, alle proteste studentesche, a quelle anti-mondialiste e no-global, menato faccia a terra mentre tentava di arrivare da Ancona a Genova per protestare contro un G8 che avrebbe mostrato al mondo solo una grande vergogna.

Poi è arrivata l’incoronazione a leader di Syriza di cui lui, Tsipras, ha saputo essere mente e guida portando il 4,6% dei consensi del 2008 al 26,9% del 2012, mettendo letteralmente in ginocchio i socialisti Pasok, facendoli abissare dal 43,9% ad un 12,2% che non sa nemmeno di umiliazione quanto di annichilimento. Forte dei consensi del proprio Paese, Tsipras è riuscito ad estasiare il gruppo della sinistra europea candidandosi come unico “campione” dell’opposizione più radicale in contrasto a populusimo dell’estrema destra. In Grecia, Syriza è un vero partito di sinistra, Bce, Fmi ed Unione Europea sono visti come il fumo negli occhi – e per questo il consenso nei confini nazionali è cresciuto tantissimi -, ma non promette di voler distruggere il sogno europeo, non promette inutili scempiaggini come l’uscita dall’euro o il ritorno alle monete nazionali, cretinerie vere e proprie. Già, perché nei piani di Tsipras c’è la voglia di cambiare l’intero sistema, modificando dall’interno i trattati, contando sull’aiuto di altri Stati che condividano l’idea e si propongano come complici.

In Italia, i partiti che potrebbero appoggiare quest’idea sono quasi scomparsi, la prevalenza dei saltimbanchi-mangiafuoco potrebbe far pendere il peso italiano tra le fila degli iracondi no-euro o bilanciarlo sulle proposte austere di autoritari tecnocrati. Potrebbe anche accadere che Tsipras stringa un legame, con le dovute distanze, con Martin Shultz, entrambi contrari all’approvazione dell’Unione Bancaria, entrambi convinti nel voler fare, chi più chi meno, qualcosa di sinistra rimanendo in Europa, da europei. In Italia ci si sta organizzando per sostenere il leader di Syriza con una lista, la strada è in salita, i numeri saranno difficili da superare, il sogno di una sinistra radicale è sempre animato da un respiro flebile.

“O l’Europa sarà democratica, o non sarà”, dice a Roma Alexis Tsipras, coetaneo di Renzi. Allontanare le forze razziste, neonaziste e neoliberiste è un sogno, prima nazionale e poi europeo. O l’Europa sarà così, o non sarà.

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