scontri kiev

Colonne di fumo si alzano da piazza Maidan. Kiev è deserta. La metropolitana è chiusa, così come le scuole, che rimarranno tali finchè la situazione si sarà normalizzata. Ieri sera alle otto colonne di poliziotti in tenuta antisommossa hanno attaccato la piazza che da mesi è il simbolo dell’opposizione ucraina. L’azione ha seguto un ultimatum del governo ucraino.

Con manganelli, lacrimogeni e fucili hanno tentato di aprirsi un varco tra le file dei dimostranti. I fucili avrebbero dovuto essere caricati con proiettili di gomma, ma tra le vittime sono stati trovati corpi dilaniati da proiettili veri e propri. I manifestanti hanno reagito con pietre, molotov, fuochi d’artificio e incendiando pile di pneumatici per disturbare con fiamme e fumo l’azione degli agenti. Armi da fuoco erano presenti anche tra i civili. I morti sono, per ora, 25, di cui 7 poliziotti. I feriti sono più di 300 tra le due parti.

La protesta dilaga anche fuori dalla capitale. Nella notte i manifestanti hanno occupato diversi edifici pubblici a Leopoli. Tra gli altri, la sede della polizia, dei servizi speciali, e un deposito d’armi. Il commissariato di polizia è stato soggetto ad attacchi anche a ternopil. L’inizio degli scontri si è avuto la mattina stessa, dopo che la proposta di diminuire i poteri presidenziali proprosta dall’opposizione era stata bocciata dal parlamento ucraino.

Il presidente filo- russo Ianukovich persiste nel voler soffocare con la violenza la rivolta. “I leader dell’opposizione non hanno considerato il principio democratico secondo cui si ottiene il potere con le elezioni e non nella strada. Hanno passato i limiti chiamando la gente a prendere le armi […] C’è una eclatante violazione della legge, e i colpevoli compariranno davanti alla giustizia” ha dichiarato ieri, mentre scoppiavano le prime violenze.

A nulla è servito il tentativo dell’ex pugile Vitali Klitschko, leader moderato dell’opposizione, di convincere il presidente a fermare le violenze.

Tiepide condanne arrivano dal segretario dell’onu Ban Ki Moon, da Katerine Ashton, capo della sezione diplomatica europea e dalla Casa Bianca. La Russia invece indica come responsabile di ciò che accade la politica americana e europea.

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