Published On: Mer, Feb 19th, 2014

Pino Aprile: “Il Sud puzza” di malattie genetiche e scarti industriali

Pino Aprile

di GRETA BISELLO – “Solamente quando tutti i punti sono connessi fra loro con altrettante linee, allora ad emergere sarà una componente gigante, testimone del cambiamento in atto, concreta manifestazione che dal disordine sia possibile generare l’ordine”.
Attraverso una teoria matematica, Pino Aprile cerca di spiegare come il reciproco aiuto ha portato, negli ultimi anni, alla nascita di movimenti sociali che hanno interessato il meridione d’Italia e lo fa presentando alla Ubik di via Mazzini, il suo ultimo romanzo “Il Sud Puzza”, insieme al giornalista Christian Donelli di ParmaToday in qualità di moderatore e al Vicesindaco Nicoletta Paci.
Le buone azioni sono davvero potenti, il loro più grande merito è di essere contagiose. Laddove le autorità non sono mai intervenute, a mobilitarsi ci hanno pensato intere comunità, dopo aver acquisito consapevolezza e senso di rivalsa contro situazioni di soprusi, illegalità e gestioni sconsiderate.
È il caso dell’Ilva di Taranto, sulla scena mediatica degli ultimi due anni, è anche il più grande sequestro di denaro – 10 miliardi di euro -, nella storia del nostro Paese, che molti conoscono solo tramite sommarie notizie. L’autore racconta di un’intera comunità che nel tempo, dall’insediamento dell’acciaieria fino alla chiusura per sequestro, ha visto cambiare il proprio stile di vita e il suo modo di relazionarsi a quello spazio che, proprio perché chiamato casa, dovrebbe rappresentare sicurezza e protezione da interferenze esterne.
Invece, con un male, silenzioso e onnipresente, i tarantini erano obbligati a convivere, “la mia era una delle palazzine di fronte la quale costruirono l’enorme cattedrale, ma, almeno inizialmente, nessuno si domandò cosa fossero i fumi da essa sprigionati”. Storie ordinarie di famiglie decimate dalla malattia – come i vicini di casa che l’autore ricorda con commozione -, protagonisti straordinari dell’avvio delle prime ispezioni che porteranno ad accertare, in seguito, il danno ambientale.
Aprile ricorda inoltre con orgoglio il caso di Salicelle nel comune di Afragola, periferia delle periferie, quartiere nord di Napoli, “voleva diventare Scampia, ma non c’è riuscita, e pensare che lì non esistono neppure i nomi delle vie”, premiato da Legambiente come migliore nella raccolta differenziata dei rifiuti.
È questo un sud che parla una lingua nuova capace di scrivere una storia diversa, testimone ne è il corso di “Pedagogia della resistenza civile” che in Calabria ha visto crescere i propri iscritti da sette nel primo anno a 500 in quello passato; è l’esperienza del comitato Addio pizzo, nato e sviluppatosi in Sicilia nel 2004, che rappresenta oggi una realtà internazionale, un gigante economico e un motore sociale potentissimo; o ancora la “Linea cangiari” del Gruppo cooperativo GOEL i cui soci “da dieci anni tracciano la strada del cambiamento” – come recita il loro slogan -, l’esperienza straordinaria della Locride che trova nelle personalità di Vincenzo Linarello e Monsignore Bragantini la sintesi di un progetto di riqualificazione che interessa tanto il meridione quanto il settentrione d’Italia, in una rete di reciprocità e solidarietà nella quale ogni membro riesce a essere utile per l’altro e libero in sé, eliminando qualsiasi grado di subordinazione.
Dopo tre anni spesi in incontri – per un totale di circa settecento -, in giro per l’Italia, Pino Aprile tira le somme e si pone come spettatore “di una nuova comunità” che, ci assicura essere “veramente bella”, congedandosi con l’augurio di un futuro incentrato sulla collaborazione sincera e concreta di “due Paesi, il Nord e il Sud, che per 150 anni hanno solo finto di essere uniti”.

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