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È iniziata oggi la nuova udienza del processo che vede protagonisti 53 manifestanti NO TAV coinvolti nei disordini del 2011. Come di consuetudine, il tutto si è svolto nell’aula bunker delle Vallette di Torino, luogo adibito ai processi contro le Brigate Rosse negli anni 70.Gli imputati hanno insistito per leggere due comunicati, cosa che hanno fatto, ignorando le proteste del presidente del tribunale Quinto Bosio. I documenti denunciavano l’imparzialità della procura torinese:

“La scelta stessa di quest’aula – scelta più volte giustificata come mancanza di maxi-aule per infine svelarsi per quello che era: una precisa scelta politica – lo dimostra. La pesante militarizzazione dell’aula, i pesanti controlli e le perquisizioni all’ingresso, la registrazione (e la duplicazione) dei documenti d’identità del pubblico presente non sono altro che espedienti per creare un clima di pericolosità sociale intorno al movimento NO TAV volto a condizionare l’opinione pubblica sulla legittimità di provvedimenti sempre più pesanti. Non a caso si è passati dalle comuni imputazioni di resistenza a quelle di terrorismo.”

“L’ammissione come parte civile di ben tre ministeri – interno difesa ed economia -, cosa mai accaduta in presenza di semplici reati di resistenza e lesioni, è prova di come questo clima, costruito ad arte dalla procura torinese, trovi nel tribunale la sua legittimazione e la benedizione dei vari governi del TAV.”

Posta l’attenzione anche sul fatto che si voglia processare il movimento NO TAV senza che mai si parli del TAV: “la non ammissione, come testi della difesa, dei tecnici NO TAV è l’ennesima riprova di come si voglia condurre il processo su binari prestabiliti, presentare cioè quanto è accaduto nelle giornate del 27 giugno e del 3 luglio 2011, estrapolandolo da ogni contesto reale”

La dichiarazione si conclude così: “Abbandoniamo quest’aula, lasciandovi liberi di sperimentare i nuovi metodi di procedura legale da usarsi contro il movimento NO TAV, e ce ne andiamo in Val Clarea, luogo simbolo della nostra resistenza alla devastazione della Val Susa, per testimoniare ancora una volta la nostra determinazione e il nostro impegno in questa lotta.”

Infatti, con qualche insulto verso gli astanti, gli imputati (e una cinquantina di simpatizzanti rimasti fino a quel momenti dietro il vetro, pur esponendo simboli del movimento) hanno lasciato l’aula bunker. Insieme hanno raggiunto altri compagni a Giaglione, per dare vita a una marcia diretta verso il cantiere TAV nella località di Maddalena di Chiomonte.

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