img1024-700_dettaglio2_Cristof-Innerhofer-Reuters
Rosa Khutor (Russia), 9 feb. – Winnerhofer e’ tornato. Tre anni dopo l’exploit ai Mondiali di Garmisch, il 29enne finanziere di Gais, Christof Innerhofer regala all’Italia la prima medaglia olimpica a Sochi. Lo fa nella discesa libera di Rosa Khutor, con una gara ai limiti della perfezione, seconda solo a quella di Matthias Mayer, figlio d’arte (suo padre Helmut vinse l’argento in Super-G a Calgary ’88) che con i suoi 24 anni rappresenta la ventata d’aria nuova nello sci alpino. L’austriaco, appena due secondi posti in Coppa del Mondo ed entrambi in supergigante, limita i danni nella parte alta del tracciato ma nella seconda vola, con buona pace dei favoritissimi Bode Miller (solo ottavo) e Aksel Lund Svindal (quarto). L’unico in grado di far tremare Mayer e’ Christof Innerhofer, l’ultimo degli azzurri – 7ˆ Peter Fill, 11ˆ Dominik Paris, 12ˆ Werner Heel – a scendere, col pettorale numero 20.

L’allievo di Gianluca Rulfi parte forte, spinge, non sbaglia quasi nulla, fino al terzo intermedio e’ davanti. Ma nell’ultimo tratto, quello in cui Mayer ha fatto la differenza, cede qualcosa e per sei centesimi deve accontentarsi dell’argento. “Ma a quel distacco non ci penso neanche, bisogna non solo guardare avanti ma anche dietro”, il riferimento ai 4 centesimi che lo separano dal bronzo, il norvegese Kjetil Jansrud. Del resto salire sul podio era l’obiettivo di una vita. “Dopo le medaglie di Garmisch, le vittorie a Beaver Creek, di nuovo Garmisch in Coppa del Mondo e Wengen, il mio grande sogno era vincere la medaglia in questo evento, era l’unica cosa che mi mancava – confessa – Non sono come altri che puntano alla Coppa di disciplina o generale, con le mie condizioni non sarebbe realistico. Punto gara per gara e sono contento e orgoglioso che oggi sono riuscito a fare la manche migliore di tutto l’anno”.

Protagonista ai Mondiali di Garmisch nel 2011 (oro Super-G, argento supercombinata e bronzo discesa), sei vittorie in Coppa del Mondo (tre in discesa come solo Ghedina) e primo italiano a vincere in discesa a Bormio e Garmisch, il finanziere di Gais si era presentato all’appuntamento olimpico con alle spalle una stagione deludente (appena un quarto posto a Lake Louis in supergigante e un quinto a Kitzbuehel in discesa) e tanti acciacchi. “Chi mi conosce sa che periodo difficile ho passato con i miei problemi di schiena, quando gli altri si allenano o si riposano io sono in macchina per andare a fare terapia – racconta – Da un anno e mezzo vado una volta a settimana a Monaco, dopo St.Moritz non volevo andarci piu’ perche’ ero stanchissimo ma alla fine ho cambiato idea perche’ volevo arrivare qui al meglio”. E in effetti ha avuto ragione. “E’ da un mese che sto bene. Dopo Bormio, ai primi di gennaio, quando ho fatto gli allenamenti in Val di Fassa ho sentito che ero in forma, che non mi mancava niente e che poche volte in carriera avevo sciato meglio”.Sbarcato in Russia, poi, ha avuto le conferme che cercava. “Dopo le prove e aver visto le condizioni della pista, sapevo di poter essere competitivo. Tutti parlavano male di questo posto, si pensava che avremmo trovato pioggia e metri di neve molle ma spesso, quando tutti pensano cosi’, succede il contrario. A Torino e Vancouver avevo visto che niente viene lasciato al caso e infatti e’ stato cosi'”.
Per Innerhofer la gara “e’ cominciata un paio di giorni fa, preparando la strategia, e penso che nessun altro abbia fatto le prove come me. Durante la prima, dopo aver fatto dei parziali molto buoni, non ho preso tutti i rischi e ho risparmiato le energie, il secondo giorno ho sciato all’inizio come un turista spingendo solo dall’intermedio dei 50 secondi e ieri ho sciato solo per i primi 30” Al cancelletto, oggi, si e’ presentato “tranquillo, magari un po’ meno rispetto ad altre gare perche’ il mio sogno era fare una medaglia, sapevo che era difficilissimo se non impossibile. Ho cercato di rivedere dei piccoli dettagli ma tutto con serenita’, volevo affrontare questa gara come quelle di Garmisch o come Vancouver, vederle come una chance, un’occasione, sapendo che a tre atleti cambia la vita mentre agli altri resta l’averci provato. Ho cercato di spendere poche energie anche durante la ricognizione e al cancelletto mi sono detto ‘ci devi provare’. Ho cercato di divertirmi, di sciare aggressivo ma con la giusta scioltezza, e a 10″ dal traguardo ho capito che era un giro ‘figo'”. Una bella rivincita, insomma, da dedicare a se stesso ma anche “ai miei genitori, senza i quali non sarei qua visto che sono stati loro a portarmi a sciare, e a mio zio, che e’ mancato la scorsa primavera e che ha fatto tanto per me”.

A questi Giochi potrebbe puntare su uno storico tris, visto che gareggera’ anche in super-G e super-combinata “ma non ci penso. Quando non stai piu’ cosi’ bene fisicamente, apprezzi di piu’ quanto sei fortunato a fare questo sport – la sua riflessione – Non so se riusciro’ a farlo ancora per un anno, per tre o cinque ma ora mi godo il momento, mi diverto, e quando va male mi dico che domani avro’ un’altra chance. Quella di noi atleti e’ una vita stupenda e possiamo vivere momenti unici”. E la terza medaglia olimpica di sempre per l’Italia in discesa (oro Zeno Colo’ nel ’52 e bronzo Herbert Plank nel ’76) lo e’, eccome. (AGI) .

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