Published On: Dom, Feb 16th, 2014

Von Horvàth e la crisi dei valori: “Fede, amore e speranza” in scena al Teatro Due

Share This
Tags

Elisabeth arranca nel buio. Tacchi a spillo e viso “proud” celano l’insicurezza di un isolamento sociale e sentimentale emblematico: è il 1932, e la Repubblica di Weimar è sull’orlo di un baratro chiamato nazismo. Lo Stato avvolge e stritola i suoi individui, giustificato dall’alibi di un primo tentativo storico di welfare. Ma la crisi del ’29 non è passata inosservata nella Germania del primo dopoguerra, e tutto sembra ragionato nell’ottica economica del debito e del credito. Tanto che la protagonista, giovane e sprovveduta, arriva a tal punto di disperazione da voler vendere il proprio cadavere all’Istituto di anatomia, che si vocifera compri organi e salme pagando il diretto interessato ancora in vita.

Il tentativo fallisce e il suo debito cresce; Elisabeth si dimena nelle botteghe borghesi per riscattarsi socialmente, ma invano. “La giustizia è giustizia”, sentenzia la moglie del magistrato che la condanna, adagiata su un lussuoso tappeto orientale. Elisabeth è ormai una pregiudicata, perseguitata dallo Stato che batte cassa ma non ciglio, conforme alla percezione collettiva della burocrazia disumanizzata. Tutto sembra perduto, fede compresa. Ma ecco intervenire l’amore, per un poliziotto “ingenuo e malinconico”, che riaccende il fuoco della speranza. Ma niente va come deve andare.

Fede, amore e speranza: è dunque questa la sacra triade cui ruota attorno l’opera di Von Horvàth, che basandosi su un fatto di cronaca dell’epoca ricostruisce la crudeltà dell’apparato statale, incastonata in un’epoca di transizione il cui apice è tragedia conclamata.

L’ambiente grigio, le luci fredde, i visi truci: sono tutti elementi che intassellano questa “piccola danza macabra in 5 scene”, che si rivela un dipinto minimalista e crudo dei rapporti tra Struttura, intesa come esoscheletro sociale, e Individuo, sempre più svuotato della sua naturale umanità.

Il dialogo metallico e certe nudità impressionanti (alcune forse innecessarie…) coronano il “canto del cigno” di Elisabeth, che, stremata, arriverà a commettere il gesto ultimo e prevedibile, mentre un coacervo di funzionari statali, ubriachi d’orgoglio e disciplina, si prepara per la sfilata ufficiale.

Info sull'Autore

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Video Zerosette