Published On: Mer, Mar 5th, 2014

La gramigna può essere estirpata, la camorra non vince sempre

Cuccuzza

Michele Cucuzza presenta a Parma la storia di Luigi di Cicco

di ANDREA PAPA – È stata una presentazione dai toni forti quella di sabato 1 marzo alla libreria Ubik di via Mazzini a Parma, in conclusione della rassegna “incontri e storie di un paese che cambia” nella quale, introdotti da Salvo Taranto, Michele Cucuzza e Luigi di Cicco hanno presentato il libro “Gramigna. Vita di un ragazzo in fuga dalla camorra”, scritto a quattro mani, edito da Piemme.

Davanti ad un pubblico numeroso e appassionato i due autori del libro, accompagnati anche dall’assessore al Welfare del comune di Parma Laura Rossi, (chiamata in causa con due domande relative una al fenomeno sempre più crescente delle baby gang a Parma e l’altra alle sempre più disperate condizioni delle carceri italiane) hanno raccontato tra aneddoti simpatici ed episodi a tratti quasi cruenti, l’esperienza di Luigi di Cicco, figlio di un noto esponente della camorra nell’Aversano (condannato peraltro a scontare un ergastolo), che spinto dalla sua stessa famiglia, ha deciso di prendere un’altra strada, cercando di realizzarsi con le proprie forze, pur a costo di notevoli sofferenze e umiliazioni, intraprendendo la via della legalità. Seduta tra il pubblico, durante la presentazione è stata invitata a intervenire anche Alessia Frangipane, referente ed esponente di rilievo dell’associazione “LiberaParma” contro le mafie che ha ricordato la fiaccolata che si terrà a Parma il 19 marzo in occasione della giornata nazionale contro le mafie, prima dell’appassionata chiusura di Michele Cucuzza che dopo aver ricordato per l’ennesima volta la difficoltà di approccio alle notizie positive da parte di istituzioni, mass media e pubblico, attratti sempre più dal negativo, ha chiarito che l’Italia è sì un paese stanco, ma è comunque un paese il cui destino è ancora nelle proprie mani, e basta solo provare a rimboccarsi le maniche, scartando la via “troppo facile” per provare a “rinascere”, proprio come ha scelto di fare il protagonista del libro.

«Luigi è figlio d’arte. Suo padre è un boss della camorra, un pezzo grosso, uno di quelli che contano nell’aversano. Dalle sue parti, con quelle credenziali, potrebbe essere padrone incontrastato. Ma lui non ne vuole sapere. Troppo vivo e amaro il ricordo degli anni di infanzia, con il padre sempre in galera e la geografia imparata andando in visita nelle carceri di massima sicurezza in tutta Italia, con i Natali a toni smorzati, solo con donne e cugini, perché tutti gli uomini della famiglia o erano latitanti o in prigione. Quando le irruzioni all’alba della polizia o i parenti morti in agguati non li vedi sullo schermo ma li hai in casa, puoi crescere senza poterne fare a meno, o cercare di starne lontano il più possibile. Luigi ha scelto la seconda strada, dicendo tanti no, poi qualche sì, poi ancora no no no, fino a costruirsi una vita pulita e dignitosa. Questo vuole dire ai figli di Scampia e a tutti gli altri, una vita diversa è possibile, ed è molto più bella».

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