Published On: Mer, Mar 5th, 2014

Obesità infantile: una sfida da vincere

michelle obama

di DARIA DOLENZ – Michelle Obama ha dichiarato guerra all’obesità infantile. Riuscirà a far dimagrire i bambini americani? Ancora non lo sappiamo, però la first lady ce la sta mettendo tutta. D’altra parte il problema andava affrontato se è vero come è vero che dal 1980 al 2000 la percentuale di bambini obesi è più che raddoppiata passando dal 7 al 15,3%, mentre per i ragazzi è più che triplicata schizzando dal 5 al 15,5%. Dal 2000 ad oggi la situazione non è affatto migliorata. Tant’è che l’amministrazione americana, insieme al dipartimento per l’agricoltura, sostiene con convinzione l’iniziativa “Let’s move!”. Lo scopo è nobile: promuovere il consumo di cibi sani nelle scuole, e favorire l’attività fisica tra bambini e ragazzi. Ma a Michelle Obama non basta e chiede maggior chiarezza nelle etichette nei prodotti. Queste dovranno dichiarare il reale contenuto di zuccheri e l’esatto apporto calorico.

In Europa la European Childhood Obesity Group promuove dal 1988 lo studio sull’obesità infantile e supporta iniziative di sensibilizzazione al problema con una serie di conferenze. Mentre la Commissione Europea per la Salute, tramite il progetto EUPODE, ha attivato un sistema di prevenzione e informazione contro l’obesità infantile che mira alla sensibilizzazione delle famiglie, al cambio delle abitudini alimentari e alla presa di coscienza dei problemi legati all’obesità.
Per quanto riguarda l’Italia il sistema di sorveglianza del Ministero della Salute, “Okkio alla salute”, ha rilevato nel 2012 che le regioni con il maggior problema di obesità infantile sono quelle del Sud (oltre il 40%), seguite da quelle del Centro (più del 30%), e del Nord (più del 25%). “Okkio alla salute” mette a disposizione delle famiglie una brochure che può essere facilmente scaricata dal sito e che dà indicazioni ai genitori sull’importanza della corretta alimentazione e dell’attività fisica per un sano sviluppo del bambino.
In questi programmi l’informazione costituisce il primo passo per un cambio di stile di vita. Perché il problema è proprio questo: il nostro modello di vita. Un modello fondato sull’eccesso, compreso quello alimentare.

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