Published On: Gio, Mar 6th, 2014

Silvia Avallone incanta Parma con la sua “Marina Bellezza”

Avallone
«C’era chi si spingeva a Parigi o a Berlino per realizzare i propri desideri, chi aveva bisogno di sentirsi nel cuore affollato del mondo, e chi invece, come lei, si accoccolava presso la sua radice, nella sua provincia abbandonata, in un punto così lontano a nord-ovest, così malservito dai trasporti e dalle comunicazioni da sembrare quasi una frontiera inesplorata.

E in effetti lo era stata: una terra di spaccapietre, di cercatori d’oro, di migranti. Una frontiera al contrario, non da conquistare ma da cui allontanarsi. Nell’Ottocento, e fino alla metà del Novecento, gli uomini partivano per l’America, per l’Australia. Era una prassi collaudata: si sposavano, e s’imbarcavano il giorno dopo alla ricerca di una fortuna che brillava sempre e soltanto in continenti lontani.

Le donne invece no. Le donne non si muovevano mai, come le radici interrate dei castagni, come i tuberi e i massi. Aspettavano. Che i mariti tornassero a metterle incinte, che i figli crescessero, che i mariti tornassero là a morire. Anche lei sentiva di avere qualcosa di quelle donne. Qualcosa che avrebbe voluto combattere, ma arrendersi era un istinto troppo forte».

di ANDREA PAPA – Non è stata una presentazione come tutte le altre quella che si è tenuta al Palazzo del governatore di Parma venerdì 28 febbraio, organizzata dalle biblioteche Guanda e U. Balestrazzi e che ha visto come protagonista assoluta la giovane scrittrice biellese Silvia Avallone, che ha presentato il suo nuovo romanzo intitolato “Marina Bellezza”. Non è stata una presentazione banale, è stato un vero e proprio viaggio introspettivo ed emozionale, che partendo dalle pagine del libro ha portato poi ad un dibattito sulla generazione 2.0 e sulla necessità del ritorno alle origini della provincia, di un ritorno “all’antico”, che ha coinvolto e catturato l’attenzione dei presenti in sala.

La scrittrice ha descritto la sua opera come un “romanzo di reazione”, spinto dalla fame di un futuro migliore, ancorato alle storie di chi vuole “rimanere”, staccandosi da quella che nella sua opera prima (“Acciaio”, vincitore del premio Campiello nel 2010 nella categoria “migliore opera prima”) era stata una chiara dichiarazione di guerra in nome di una generazione che pretendeva una sua personalissima rivincita. Marina Bellezza (e la scrittrice si sofferma proprio sul termine “bellezza” nel suo discorso, auspicando una vera e propria riappropriazione del termine, inteso non più come mera futilità) è in primo luogo uno sguardo inedito sui territori in cui la scrittrice è nata e vissuta.
Il romanzo ha la crisi sullo sfondo, questa crisi a noi così vicina, che ci accompagna nei discorsi e nelle azioni di tutti i giorni, ma non parla della crisi. Piuttosto racconta l’amore e il coraggio di personaggi che trovano delle risposte possibili, delle vie di uscita. 
Marina è la ragazza che dà il nome al romanzo, caparbia, testarda, talentuosa. Canta e balla nei centri commerciali, sogna di diventare famosa e di sfondare nel mondo della musica e dello spettacolo. Un po’ eroina ottocentesca, un po’ ragazza di provincia con una storia difficile come tante altre, Marina è sfuggente, inafferrabile ma ha un punto di riferimento che resta sempre fermo: Andrea. Ventisette anni, bibliotecario, ha un sogno che tutti considerano impossibile: fondare un’azienda casearia nei luoghi dei nonni, ritornare laddove è nato per ricostruire. È coinvolgente la Avallone nel descrivere i punti fermi che hanno portato alla realizzazione del libro, in un botta e risposta con la mediatrice Mara Pedrabissi (importante firma della Gazzetta di Parma) che ha saputo tenere alta l’attenzione di tutto il pubblico, letteralmente rapito e affascinato dalle parole della scrittrice, che racconta la provincia, provincia che diventa il nodo cruciale in un momento in cui la città ha tradito, provincia che rappresenta un po’ tutta l’Italia, provincia che diventa una vera e propria terra di sperimentazione, simbolo di un “ritorno/ri-partenza” su cui porre le basi per un futuro ancora tutto da scrivere e non già scritto.

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