Published On: Mer, Mar 12th, 2014

Un segno di civilità

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di MASSIMILIANO PARENTI – Domanda: è possibile rispettare il ruolo della donna nella politica pur togliendo le famose quote rosa? O è un attacco al cuore del femminismo, magari tale da sancirne la sconfitta definitiva in un mondo dominato dalla figura maschile e dal suo semi-latente priapismo?

Risposta: non solo è possibile, è necessario che la figura della donna si emancipi da una situazione di subordinazione e paradossalmente questo può avvenire solamente togliendo le quote rose.

Sebbene ad un primo sguardo questa possa essere considerata una versione attuale del paradosso di Epimenide (il cretese che dice “tutti i cretesi mentono!”), in realtà la posizione che voglio prendere sulla questione si potrebbe riassumere in un’altra domanda, ovvero: non è forse vero che proprio mantenendo le quote rosa la donna ammetterebbe implicitamente di essere subordinata al ruolo maschile? C’è davvero bisogno di ricordare che ci sentiamo talmente incivili da dover mettere per iscritto che occorre avere anche una rappresentanza femminile?

Finché l’ammissione in politica da parte di donne sarà avvertita come un dovere morale piuttosto che come un prodotto naturale della coscienza civile, allora – con o senza quote rosa – il nostro trattamento sarà la facciata di un comportamento avvertito come di favore più che come una giustizia sociale. Francamente non mi sorprenderei nel vedere un Parlamento a maggioranza femminile più di quanto ora non accade l’inverso. Sarebbe davvero la stessa cosa, proprio perché è nel normale assetto delle cose che esistano alcuni donne più intelligenti di alcuni uomini proprio come alcuni uomini sono più intelligenti di alcune donne. E il resto è fuffa.

Ora, mi fa piacere notare che, a favore del mio discorso, intervenga in un certo senso la realtà dei fatti: in alcuni paese baltici dove c’è la più alta rappresentanza del genere femminile nel Parlamento, non c’è stato alcun bisogno di fare alcuna norma per permettere loro di fare politica: ma per l’appunto, non ce n’è stato bisogno!

Alcuni esponenti del femminismo oggi – o almeno buona parte di esso – si schiera a favore delle quota rosa, sbandierandola come una rivendicazione di parità tra sessi: ma è proprio questo atteggiamento, sostengo, a mascherare questa intrinseca contraddizione.

Dunque il fatto è questo: credo che il vero segno di civiltà sia proprio quello di ritenere la carriera politica per una persona (che sia uomo o donna davvero non mi interessa) come un naturale sbocco delle proprie attitudini, dei propri ideali, della propria vocazione civile. Questa battaglia sarà vinta, mi auguro in un futuro breve, solo ed esclusivamente quando non ci sarà più bisogno di ricordare a nessuno che l’intelligenza non conosce sesso.

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