buddy-holly

“Non ricordo se piansi

Quando lessi della sua sposa diventata vedova,

Ma qualcosa mi colpì profondamente

Il giorno in cui la musica morì”.

 

Così recita il verso più famoso della celebre canzone “American Pie” del cantautore Don McClean che, pubblicata nel 1972, rappresenta uno dei ricordi più commoventi della tragedia che porto alla morte il giovanissimo Buddy Holly.

Figura tra le più importanti in assoluto nella storia del rock, in tre anni di carriera Buddy Holly sa conquistarsi, per meriti che tutti gli riconoscono, un posto d’onore nella formazione musicale degli allora giovani americani.

Ancora oggi si parla di lui in termini di leggenda, tanta è la credibilità che questo ragazzo di Lubbock(Texas), nato nel 1936, riesce a guadagnarsi con il suo inconfondibile stile di rocker pioniere e intelligente, col suo viso fanciullesco contornato da grossi occhiali spessi e i suoi medi gentili: per esempio, gli Hollies di Graham Nash prendono da lui il nome e gli stessi Beatles, prima di trovare quello che li rende famosi, pensano di chiamarsi Crickets, come il complesso che accompagna Buddy nella maggior parte dei suoi concerti e dei suoi dischi.

Holly salta fuori in una trasmissione radio della domenica pomeriggio che conduce, in coppia con l’amico Bob Montgomery, cantando canzoni country in stile moderno(sono gli anni dal 1953 al 1955).

Diventa in breve tempo l’idolo locale e registra per la Decca Records, a Nashville, sotto l’occhio attento di Elvis Presley, il quale capisce al volo che questo giovanotto ha della stoffa.

E’ il 1956, ma solo dopo il passaggio all’etichetta Coral inizia veramente a mietere successi, con 45 giri considerati dei classici come “Peggy Sue”, “Maybe Baby”, “Oh Boy”, “Early In The Morning”, “That’ll Be The Day” e molti altri ancora, tutti contenuti nei due album Buddy Holly Story n°1 e n°2, rispettivamente del 1957 e del 1960.

Questo grande successo è anche merito dell’abile produttore Norman Petty che ha anche l’idea di dividere in due il lavoro di Holly: quello con il gruppo dei Crickets sull’etichetta Brunswick e quello come solista sulla Coral.

Tutte queste incisioni raggiungono regolarmente il milione di copie e il giovane artista intraprende tournée fortunatissime per tutti gli Stati Uniti e anche in Inghilterra.

Il suo successo straordinario  lo porta ad insidiare persino Elvis Presley, con cui comunque era legato ad un buon rapporto d’amicizia e stima professionale.

Ma l’anno 1959, presentatosi con i migliori auspici, si rivela traditore: il 3 Febbraio, Buddy Holly muore in un disastro aereo poco dopo il decollo, nei pressi di Mason City(Iowa), a soli 22 anni. Con lui scompaiono anche il famoso disc-jockey  Big Popper e il diciannovenne Ritchie Valens, compositore del celebre brano “La Bamba”.

Quel giorno, rimasto impresso nella memoria popolare come “il giorno in cui la musica morì”, perse la vita un artista fondamentale per le radici del rock, lasciando il rimpianto per quello che avrebbe potuto ancora dimostrare con il suo grande talento.

 

 

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