Published On: Mar, Mag 20th, 2014

Il delirio di Grillo e la poltrona di Vespa

Beppe Grillo sputa ancora una volta sull’ordine costituito. Era banale aspettarsi che il comico genovese, accomodato nel salotto luccicante di Bruno Vespa, si sarebbe concesso ad un’intervista “convenzionale”.

Lunedì sera, infatti, Grillo ha fatto un inaspettato ritorno in Rai dopo più di vent’anni di assenza, dai tempi in cui svolgeva in maniera univoca, senza cioè prestarsi ad altre attività a lui poco consone (che so, la politica) il suo lavoro: quello di comico. Un’ora di Porta a Porta regalata agli urli e ai capricci prepotenti di un bambino lamentoso, in una puntata dal nome eloquente: “Adesso parlo io”.

Senza commentare la passività di Vespa nel condurre il programma (condurre è una parola grossa: si è limitato a sprofondare nelle poltroncine bianche dello studio sbadigliando di tanto in tanto), quello a cui abbiamo assistito lunedì, in seconda serata, è il solito spettacolo triste di un triste uomo, il cui delirio senile piange i tempi andati della popolarità che fu.

Col solito brio da adolescente imbizzarito, Grillo si è ben presto lasciato andare ad un comizio di piazza in diretta televisiva, col benestare di Vespa che gli ha stancamente passato le redini della trasmissione, rinunciando definitivamente a fare una vera intervista.

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Scioglimento dell’eurozona, istituzione dell’eurobond, affossamento della classe politica, improbabili referendum costituzionali, nonchè leggi anticorruzione, abolizione dell’Expo Milano 2015 e, dulcis in fundo, l’instaurazione di una web-crazia a suffragio diretto. Fatta eccezione per gli ultimi due punti, più o meno congruenti al disfattismo leghista, gli altri corrispondono in pieno alle linee generali di tutti i programmi elettorali di tutti i partiti, a conferma della mancanza di originalità programmatica della seconda forza italiana.

Insomma il canovaccio dello spettacolino di Grillo è sempre lo stesso, nulla cambia e in casa pentastellata il vento soffia sempre in direzione di un pericoloso euroscetticismo e, forse ancora peggio, di un populismo mediatico con ben poca concorrenza (l’ultimo medium-demagogo, ormai stanco e orribilmente invecchiato, faceva proselitismo con le proprie reti televisive anzichè in piazza o su web, ma la sostanza è la stessa).

Tutto ciò che esiste va cambiato, e verrà cambiato, secondo il leader del M5S, convintissimo di stravincere le elezioni europee: “Il 25 maggio sarà un voto politico! Noi siamo la prima forza italiana, col 96% di consensi”. Grillo considera le elezioni del Parlamento europeo come un salvacondotto per le elezioni nazionali della prossima legislatura, che invoca a breve. Naturalmente non ha mancato di decantare le lodi del Presidente della Repubblica, imputabile di una non ben precisata colpa punibile con l’impeachment.

Le cifre impressionanti, le statistiche improbabili, i dati di incerto fondamento, tutti accomunati dalla voce grossolana e lacera di chi li ha pronunciati, sono, tirando le somme, il programma elettorale di un anti-partito che è anti-politica e in generale anti-tutto. Il peccato è che gran parte dei militanti, rappresentanti e candidati del M5S è brava gente, preparata e speranzosa, affascinata dall’idea di cambiare le cose e dalla “diversità” di un movimento anticonvenzionale.

“Convenzione”, tuttavia, è una parola fondamentale della politica, di cui, che lo voglia o no, il movimento di Grillo fa ampiamente parte. E’ ovvio che la folata di novità portate dal M5S non durerà in eterno e, prima o poi, i votanti si accorgeranno del vuoto assoluto del suo programma; a quel punto una vecchia pop-star brizzolata e delirante come Grillo dovrà cambiare tattica o rinunciare a guidarne l’indirizzo attualmente destinato al niente.

La massa pentastellata, sveglia e attiva, deve perciò liberarsi al più presto delle catene personalitiche che la lega al carisma di uno o pochi individui. Solo così potrà darsi una vera identità politica e dimostrare quanto vale. Grillo si ritiri a dar le briciole ai piccioni al parco. Magari insieme a Vespa.

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