Chiusura della campagna elettorale del PD a Piazza del Popolo

Chi se li sarebbe aspettati, questi incredibili risultati elettorali? Di certo non Beppe Grillo, con pentastellati al seguito, che fino a ieri cantava vittoria nelle piazze e nei salotti televisivi. Non il Partito democratico, che certo prevedeva di arrivare primo, ma non con una forbice così ampia dal M5S. Non gli italiani, che in generale hanno partecipato a queste elezioni con meno affluenza del solito (58,68% contro il 65,05% delle europee 2009) anche se sempre sopra alla media europea.

Il Partito democratico ha vinto le elezioni europee con un risultato incredibile: 40,81%,contro il 21,16% del Movimento 5 Stelle e il 16,82% di Forza Italia, eleggendo 31 dei 73 eurodeputati italiani. Il centro-sinistra ha doppiato la seconda forza (anti-)politica del paese e più che doppiato il lacero e ormai sgualcito centro-destra, sfinito e zoppicante nell’autunno del suo patriarca. I riferimenti al passato sono innumerevoli in questi giorni: cronisti, opinion leader e politici d’opposizione gridano inorriditi al ritorno della “grande balena bianca”; militanti, aficionados e stampa sinistrofila evocano invece il ritorno dello spirito di Berlinguer. La verità è che Dc, Pci e tutta la compagnia bella della Prima Repubblica oggi c’entra poco e nulla con la politica italiana. L’oggi è oggi, e che un partito iscritto al gruppo dei socialisti e democratici europei vincesse le elezioni, con un margine di consenso così ampio, non era mai successo. Smettiamola di evocare confusionari dati storiografici: la Democrazia cristiana, che certo aveva una corrente di sinistra in larga parte confluita nell’odierno Pd, faceva parte del gruppo dei popolari europei. La vittoria del partito di Matteo Renzi è dunque del tutto estranea al passato.

E’, piuttosto, legata al futuro invece: la legittimazione politica tanto invocata dagli oppositori del leader al governo è finalmente giunta. Ciò non toglie che, gli 11 milioni di elettori che domenica hanno votato Pd, non influiranno sulla sua forza numerica parlamentare. Se a Bruxelles, infatti, i democratici rappresentano più di 2/5 degli italiani, a Roma la maggioranza alla Camera e quella risicatissima al Senato restano le stesse. I compromessi per le riforme istituzionali, e non, sono ancora necessari e il governo di larghe intese rimane quello che da più di un anno provoca l’urticaria a destra come a sinistra.

L’esperimento Renzi però è riuscito: la benedizione ad andare avanti, la promozione della stabilità a scapito del terremoto sfascia-tutto è un segno importante, specialmente nell’Europa odierna dell’avanzata euroscettica.

Sì, perchè se in Italia il buongiorno s’è visto dal mattino di lunedì, nel resto del Vecchio Continente la situazione non è così rosea. In Francia, ad esempio, Il Front National di Le Pen, il partito della destra xenofoba ed euroscettica, è diventata la prima forza del paese, contraddicendo il voto delle elezioni precedenti che avevano conferito il potere ai socialisti di Hollande, ora pericolosamente calati al picco del 14,7%.

In Inghilterra la situazione è altrettanto grigia: l’Ukip(Partito per l’indipendenza del Regno Unito) di Nigel Farage ha sbaragliato il secolare bipolarismo britannico laburisti-conservatori affermandosi come prima forza poltica inglese, col 31% dei voti, risultando inoltre il partito euroscettico più forte di Strasburgo. In Danimarca il Partito Popolare Danese (che al contrario di ciò che potrebbe far pensare il nome è un partito tutt’altro che moderato) è anch’esso primo del paese con 4 dei 13 euroseggi di Copenaghen. In Grecia, a far da contrappeso alla vittoria della sinistra di Tsipras(che in Italia ha eletto 3 deputati, varcando, senza aspettarselo troppo, la soglia del 4%) c’è Alba Dorata, parito nazionalista e autonomista di estrema destra.

In definitiva, in Europa, i due grandi partiti tradizionali “confermati” dal voto comunitario sono il Pd di Matteo Renzi eil Cdu di Angela Merkel, che si allineano in un asse (che per non creare equivoci eviterei di chiamare “Roma-Berlino”) di forte opposizione all’eurodisfattismo in forte crescita.

Non sarà una legislatura facile a Bruxelles: affrontare problemi “esterni” al Parlamento come crisi economica, disoccupazione e immigrazione sarà reso ancor più duro dai problemi “interni” che forze come il Fn e Ukip di certo non si tratteranno dal creare.

Ora la cosa migliore è che i gruppi del centro europeista (socialisti, popolari, liberal-democratici, verdi, sinistra europea) facciano fronte comune contro quest forze, anche consapevoli che, per fortuna, la maggioranza degli europei ancora crede nel progetto di un continente forte e unito sia sul fronte economico che politico e culturale.

I programmi di austerity, l’indifferenza della Bce, l’egemonia di una visione meramente finanziaria dell’Unione e l’abisso di dialogo tra le istituzioni e gli elettorisono tutte caratteristiche della “vecchia” Ue che in questa legislatura vanno abbandonate. Troppi partiti disfattisti stanno parlando alla pancia dei popoli, anzichè alla testa, e gli affamati sono molti.

 

(Tommaso Alberini)

 

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