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Latte, uova, fieno, pomodori, cucurbitacee e frumento: sono queste le matrici della filiera agroalimentare oggetto di studio del progetto di sorveglianza sanitaria del Paip curato dall’Ausl di Parma.
Oggi in Provincia si è svolto l’incontro di presentazione dei risultati del primo monitoraggio, un lavoro che fornisce una fotografia “ante operam”, cioè prima dell’avvio dell’impianto di Ugozzolo. Queste informazioni serviranno per il confronto con le indagini effettuate nei tempi successivi all’entrata in funzione dello stesso.

Alla riunione, coordinata dall’assessore provinciale all’Ambiente Giancarlo Castellani, sono intervenuti i rappresentanti dei comuni di Parma, Torrile, Sorbolo, Mezzani, Colorno, Sissa-Trecasali, dell’assessorato regionale alla Sanità, Iren, della Commissione tecnico amministrativa, del Wwf. Presenti inoltre il direttore di Arpa Eriberto De Munari, il direttore del Dipartimento Sanità Pubblica  Paolo Cozzolino e del Servizio di Igiene pubblica Franca Sciarrone e i componenti del gruppo di lavoro che stanno realizzando lo studio.

I dati raccolti a partire dal 2011 e fino alla primavera 2013 sono stati illustrati da Maurizio Impallomeni, medico del Dipartimento di Sanità pubblica dell’Ausl di Parma e responsabile del “Progetto di sorveglianza degli effetti sanitari diretti e indiretti dell’impianto di trattamenti rifiuti di Parma”.

Come detto lo studio ha fornito un quadro di riferimento su alcune matrici agro-zootecniche raccolte in aziende localizzate in aree di maggiore e minore impatto delle emissioni dell’impianto, prima dell’avvio dello stesso. Ecco in sintesi quanto comunicato oggi nell’incontro dal dott. Impallomeni.

Nel complesso le concentrazioni di inquinanti nelle matrici indagate sono sotto i tenori massimi consentiti. Solo alcuni campioni di uova prodotte in allevamenti rurali e destinate all’autoconsumo superano le soglie di azione per diossine-furani sia in area di maggiore sia di minore impatto, come d’altra parte atteso sulla base dei dati storici: è infatti risaputo che questo prodotto è ricco di grassi ove si accumulano le sostanze organiche clorurate. Superare la soglia d’azione non significa che vi sia un pericolo per la salute, ma spinge ad indagare su possibili sorgenti inquinanti, che talvolta sono attribuibili a pratiche interne all’allevamento non del tutto corrette (es. combustioni incongrue di rifiuti).  In linea con le conoscenze scientifiche, anche dallo studio di Ausl risulta che in latte e uova si concentrano più organo-clorurati (diossine, furani, poli-cloro-bifenili) che metalli mentre i vegetali concentrano più metalli.

Precedentemente all’avvio dell’impianto, non sono state rilevate evidenti differenze fra le aziende che si trovano nelle aree che saranno più esposte alle deposizioni rispetto a quelle in aree di controllo. Le oscillazioni temporali evidenziate dovranno essere controllate nel proseguimento delle indagini, tra le quali è prevista anche una caratterizzazione dei più rilevanti fattori ambientali, diversi dal termovalorizzatore potenzialmente associabili con gli esiti analitici.

Impallomeni ha anche ricordato che  sono in corso anche altre due linee di sorveglianza: il bio-monitoraggio delle urine dei soggetti presenti nell’area di maggior impatto dell’impianto, che ha lo scopo di rilevare indicatori dell’esposizione a prodotti di combustione e la valutazione di indici di funzionalità respiratoria di soggetti asmatici residenti in area di maggiore impatto rispetto ad un gruppo residente lontano dall’impianto.

“Nel complesso questa attività è uno degli elementi qualificanti dell’autorizzazione all’impianto e risponde a una delle prescrizioni più importanti. Lo studio inoltre rappresenta uno dei pochi casi nazionali di sorveglianza sui termovalorizzatori – spiega Castellani con l’entrata in funzione dell’impianto il nostro impegno è quello di proseguire la fase di sorveglianza”

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