Published On: Sab, Giu 14th, 2014

Come superare lo stress degli esami di maturità

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STRESS, ansia e qualche volta la preoccupazione eccessiva fino a fare scattare il panico. Per i ragazzi l’esame di maturità è la prima prova importante. Spesso arrivano a questo appuntamento carichi di nervosismo. “L’ansia è un segnale d’allarme e come tale non è di per sé dannoso. C’è un’ansia positiva e un’ansia negativa. Bisogna capire che un pò di preoccupazione vuol dire essere vigilanti sulla prova che ci aspetta. L’ansia viene a chi si aspetta qualcosa, perché è preparato. Senza ansia si è già fuori gioco”, spiega il professor Antonio Popolizio, psicologo e professore di Psicosomatica all’università Ulb di Bruxelles. Che fare se questi stati d’animo diventano difficili da gestire? “Non bisogna avere l’ansia dell’ansia. C’è però un livello che non va superato, oltre il quale l’ansia diventa bloccante. Si scatena la paura di non riuscire e la paura dell’ignoto – aggiunge Popolizio – . Per prima cosa consiglio di affrontare un dialogo interno: è un’ansia positiva o un’ansia che mi bloccherà? Se è un’ansia negativa bisogna agire sulla fiducia in se stessi, ricordando i precedenti positivi. E facendo mente locale sul fatto che l’esame è sì un’incognita ma all’interno di margini circoscritti”.

Ansia e attacchi di panico. A volte l’esame può sembrare un ostacolo insormontabile. “Ansia e attacchi di panico colpiscono ormai il 35-38% degli italiani. Si è trasformato l’inconscio collettivo e il fattore ansia è diventata una componente della società odierna perché è più fragile. Sono state distrutte molte sicurezze, la famiglia, il lavoro – dice Popolizio – . L’ansia si accumula, se non si spegne. Quando il bicchiere è pieno si può arrivare all’attacco di panico, il cui epilogo è un corto circuito nervoso, un black out che si manifesta con blocco del respiro, tachicardia, sudorazione fredda, rigidità degli arti superiori e del tronco, fino allo smarrimento, la perdita di identità. Non si sa come controllare quanto sta accadendo e si pensa di morire. Da quel momento si entra nel loop mentale della paura che la crisi possa tornare”.

Gli attacchi di panico. Che fare per superare gli attacchi di panico? “Una prima misura consiste nel non lasciarsi contagiare dall’ansia altrui. Se un compagno è molto ansioso e non si riesce a tranquillizarlo meglio allontanarsi. Aiutano di più i compagni che riescono a scherzare. Se ci si sente invadere dall’ansia tre respiri fondi e lenti di tanto in tanto sono di aiuto. Serve anche immaginarsi scene piacevoli e rilassanti. Aiuta molto la consapevolezza di avere studiato e di essere preparati”, spiega Anna Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta, dirige la rivista degli psicologi italiani Psicologia Contemporanea. “Occorre un nuovo riadattamento all’ambiente sociale, ricostruire le proprie sicurezze. Ci vuole un percorso antistress e antiansia integrato per corpo e mente – aggiunge Popolizio – . La mentalizzazione di una paura si scarica sul corpo. Degli ansiolitici sotto controllo medico intervengono nell’immediato, ma poi bisogna andare all’origine con colloqui psicologici. Se dovesse capitare una cosa del genere nel periodo dell’esame va presa sul serio e trattata come una malattia”.

I genitori. Anche i genitori possono contribuire, con qualche parola, al benessere del figlio in un momento impegnativo della sua vita. Poche parole possono tranquillizzare. “Una prima cosa da dire è che molti prima di loro hanno affrontato e superato questa prova con successo. E’ una delle prove della vita, per molti la prima, che bisogna imparare a fronteggiare – spiega ancora Oliverio Ferraris – . E’ un’occasione per mettersi alla prova e capire come impegnarsi, organizzarsi, mantenere la calma”.

Notti insonni. Altro momento importante della giornata nelle settimane di studio è la notte, un momento importate per ‘ricaricarsi’ dopo ore di studio. Che fare se non si riesce a dormire? “Usare il sistema di autorilassamento. Immaginare di svuotare la mente di pensieri e preoccupazioni con immagini positive, tipo bei paesaggi, bella musica. Sostituire un pensiero con un altro. Non sarebbe male ripetersi la predizione che andrà tutto bene”, aggiunge Popolizio. Meglio però evitare di ricorrere all’aiuto dei sonniferi. “Possono avere effetti indesiderati e controproducenti, sopratutto se non li si è mai assunti prima – dice Oliverio Ferraris – . Una camomilla, una tisana, della musica rilassante possono aiutare. E se si è avuta l’accortezza di fare attività fisica, per esempio jogging o nuoto, sarà la stanchezza fisica a conciliare il sonno”.

Le giornate di studio. Gli esperti consigliano di seguire una certa disciplina nelle giornate di studio. E’ bene cercare di mangiare sempre alla stessa ora e evitare di andare a letto troppo tardi. “C’è una duplice disciplina. La prima riguarda il metodo di studio che deve mirare all’essenziale, ai concetti portanti e non disperdersi in rivoli collaterali. Per questo servono riassunti, sintesi, esposizioni orali con un ascoltatore che segnala eventuali confusioni o incomprensioni. Lo studio a memoria tipo pappagallo in genere non premia, sotto l’effetto dell’asia si può dimenticare tutto. Meglio capire i concetti, cogliere il senso di ciò che si studia e fare dei collegamenti tra le diverse tematiche, le parole arriveranno di conseguenza. La seconda riguarda l’organizzazione delle giornate di studio: ci devono essere ore di applicazione e concentrazione seguite da momenti di rilassamento. L’ideale per il rilassamento è l’attività fisica”, dice Oliverio Ferraris.”E’ importante la continuità, il non farsi distrarre da eventi fuorvianti soprattutto nell’ultima settimana. Serve grande concentrazione. Non ultimo è utile studiare sempre negli stessi orari”, spiega Popolizio.

I risultati. Che fare invece se il ragazzo viene bocciato. Come si deve comportare il genitore? “Immagino che ci sia una differenza se sa che il figlio ha studiato oppure no. In realtà è difficile che una bocciatura arrivi improvvisa e inaspettata. Nel mondo scolastico tende comunque ad essere il risultato di un’impreparazione di fondo di cui l’alunno è a conoscenza dentro di sé. I genitori però devono evitare discorsi del tipo “te lo sei meritato”, perché lo studente già lo sa. Meglio far parlare il proprio figlio sul vissuto emotivo facendo tirare a lui le conclusioni per fargli imparare dall’esperienza per il suo futuro e per responsabilizzarlo – dice Polpolizio – . Se invece c’è stata una preparazione davvero adeguata ma senza risultati, può voler dire che l’ansia è stata talmente forte da bloccare il rendimento e la lucidità. Può esserci un black out della memoria per troppo stress e paura. Ma allora in quel caso la cosa più importante è affrontare questo problema alla radice, non l’esame in sé che è solo un sintomo”.

Capire i motivi. “Il genitore sarà dispiaciuto, come il figlio, ma bisogna evitare scene drammatiche. La punizione è già implicita nella bocciatura. Inoltre ci sono casi di personaggi bocciati a scuola ma di successo nella vita – conclude Oliverio Ferraris – . Dopo il primo impatto, bisogna valutare insieme i motivi della bocciatura. Troppe assenze? Scarsa applicazione? Difficoltà nel seguire alcune materie? Incompatibilità con un professore? Alla fine di questa analisi si può arrivare alla conclusione che ripetere l’anno consente al ragazzo di mettersi in pari colmare le sue lacune”.

Fonte – LaRepubblica

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