u2

Nei primi anni ’80 gli U2 avevano un unico desiderio che li accomunava a tutte le band loro coeve, quello di affossare per sempre l’ormai decadente periodo delle band hard rock che avevano regnato nel decennio precedente, da Led Zeppelin a Black Sabbath a Deep Purple per non parlare degli ormai “fossili” autoreferenziali come Who e Rolling Stones. L’unica strada possibile era quella del punk, mentre l”unico vicolo percorribile era quello della new wave. I Joy Division, i Bahuaus, Pere Ubu avevano aperto gli occhi a molti. The Edge passava interi pomeriggi ad ascoltare Modern Dance, a sognare linee armoniche e ritmiche che dovevano per forza essere raggiunte e superate. Bono, dal canto suo, era avvolto da una sregolata aurea sperimentale tipica dell’ambiente dublinese da cui sarebbero poi emersi i Virgin Prunes come estremi rappresentati istrionici e surreali di Gavin Friday, suo grande amico, e di Dik Evans, fratello di Edge. La teatralità degli U2 sarebbe uscita fuori molto più tardi, quando Zoo Tv prima e Pop Mart poi portarono all’esasperazione, e su scala mondiale, la vena creativa, dissacrante e ironica di un Bono al massimo della sua esperienza creativa.

Quando gli U2 entrarono in studio con Martin Hannett erano veramente terrorizzati. Si trovavano a dover registrare con il produttore dei Joy Division, nello stesso edificio in cui la band di Ian Curtis stava incidendo Love Will Tear Us Apart, testamento profondamente commosso e sincero che avrebbe segnato la fine e l’inizio di un qualcosa di inimmaginabile data l’influenza che la band inglese ebbe per tutti gli anni a venire, e che ancora oggi ha per moltissime band che brulicano nei sottofondi indie. I Joy Division mostrarono a Larry e Adam le loro conoscenze musicali, l’aria che si respirava in quegli ambienti era decisamente magica. Il problema era che, secondo Hannett, i demo che finora avevano registrato i 4 di Dublino erano veramente scadenti. La parte ritmica non funzionava, i testi erano da rivedere, l’unico che poteva andare era, a conti fatti, The Edge. Quando si ritrovarono a Dublino, a Windmill Lane, per iniziare le registrazioni definitive, Hannett si fece inviare da Londra alcune nuove “macchine” come armonizzatori e filtri per batteria. Fu il primo vero sperimentatore che lavorò con gli U2, anticipando di 7 anni l’influenza quasi paternalistica ed ecumenica che ebbe il grande Brian Eno.

Nel maggio 1980 vennero così registrate due tracce: 11 o”clock tick tock e Touch. L”influenza di Hannett era evidente, soprattutto in Touch, si può sentire il palese richiamo ai ritmi dei Joy Division, la resa di Larry si discosta pochissimo da quella di Stephen Morris e il basso è predominante con l”intervento di The Edge preciso e distaccato. La verità è che il chitarrista iniziò a non accontentarsi delle direttive del suo produttore e ventilò la possibilità di sovraincidere alcune parti del suo lavoro, cosa che Hannett non aveva mai chiesto o realizzato ma di cui rimase piacevolmente sorpreso.

Le idee di Edge erano superlative, ma se ascoltate alcuni brani degli Skids – uscite giusto 2 o 3 anni prima – ecco che troverete svelato, raccontato e palesato le radici, nemmeno troppo profonde, del suo stile. Edge era la vera anima punk del gruppo e questo si sente da un album come Boy e da tutti i riff che continuò negli anni a sfornare. Un chitarrista di una coerenza unica, che non ha mai tradito il proprio stile, ma che lo ha evoluto sino a diventare un musicista di riferimento post-moderno per tutti coloro che si approcciano, da neofiti, all’ascolto degli U2 e per coloro che si ritengono ormai degli esperti. Ascoltate Of The Sun degli Skids e provate a non associarvi gli U2 almeno per il primo minuto di canzone, procedete poi riprendendo in mano un disco degli Undertones con Teenage Kicks, e sentirete la solita freschezza sonora, sebbene qui sia molto più “ovattata” da un suono più omogeneo e compatto.

Hannett diede agli U2 uno scuro colore new wave quanto Eno, in seguito li fece esplodere in un complesso dipinto pop art. Bono non aveva e non avrà mai la sensibilità estetica decadente di Ian Curtis, ma mentre stava ascoltando distratto le registrazioni di Love Will Tear Us Apart, tutto cambiò. Era come se il giovane cantante inglese avesse trasmesso qualcosa. Qualcosa di enorme, che empaticamente entrò nelle idee di una band ancora senza un disco e di cui lo stesso Bono fece tesoro. Quando Ian morì, nel maggio 1980, Hannett interruppe le registrazioni con gli U2. Il suo lavoro non poteva continuare dopo quella enorme perdita, che significava anche uno smarrimento a livello personale, incolmabile. Paul Mc Guinness e la Island però ormai dovevano far pubblicare un disco. Chiamarono Steve Lillywhite e in un solo mese le registrazioni furono completate. Il suono risultò chiaramente diverso da quello che la band aveva ormai preventivato, più punk, forse, meno cupo e meno legato alla linea ritmica da cui Hannett era ossessionato. Fatto sta che all’interno del disco spicca una traccia come A Day Without Me, epitaffio che Bono scrisse per l’amico Ian

11 O’Clock Tick Tock, è il secondo singolo pubblicato dagli U2, l”unico prodotto da Martin Hannett e uscì il 23 Maggio 1980. Lo stesso giorno in cui Ian Curtis venne cremato.

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