food art

Se l’amore è capace di far girare il mondo, allora il cibo è capace di attirare su di sé l’attenzione di tutti e diventa l’ispirazione per altre discipline. Pensate solo alla chimica e alla biologia, che sperimentano se stesse nel campo della gastronomia. O all’arte.

L’anno scorso, a Rovereto, la mostra “Progetto cibo, la forma del gusto” era incentrata proprio su questo tema, perché portava all’attenzione del pubblico il legame che esso ha con la progettazione industriale e il design sperimentale. E non si trattava di cucine high-tech (a proposito: avete visto quella smontabile, puntata al minimalismo ma provvista pure di lavandino e piastra a induzione?), ma di gelatine che riproducono una cattedrale, biscotti che si adattano alla tazzina da caffè, spugne che sembrano ghiaccioli e calcolatrici che sembrano tavolette di cioccolato. Da segnalare anche le installazioni di Marije Vogelzang create col pane o coi tortellini.

Jeremy Laffon fa lo stesso coi chewing-gum, semplicemente poggiandoli gli uni agli altri; grazie poi a una fonte di calore riesce a farli piegare o lascia che i visitatori ci passeggino sopra…in questo modo dimostra, in maniera molto semplice, che si tratta di un materiale che può essere utilizzato ma anche riciclato o distrutto.

La fotografa Beth Galton invece, aiutata dalla food stylist Charlotte Omnés, immortala le pietanze spaccate letteralmente a metà: “Abbiamo pensato che fosse interessante intraprendere questo viaggio all’interno dei cibi più comuni e che mangiamo ogni giorno, rendendoli appetitosi e belli anche una volta tagliati a metà”. I due pezzi separati (stiamo parlando di noodles, uova sode, sughi pronti, cornflakes, gelato, caffè) trasmettono infatti perfettamente il sapore che immaginiamo e ricordiamo.

Non dimentichiamoci comunque che il “padre” artistico di tutti costoro è stato in qualche modo Andy Warhol, con la sua zuppa Campbell. Il suo legame col mondo della cucina non si ferma però lì: nel 1959 l’arredatrice e decoratrice d’interni Suzie Frankfurt rimane colpita dai suoi dipinti e tra i due inizia una collaborazione che sfocerà nella pubblicazione (in sole 34 copie, tutte colorate a mano da Warhol) “Wild raspberries”. È un libro di ricette ispirato a quelli francesi, riproposto al pubblico nel 1997, grazie al ritrovamento casuale dell’opera del figlio di lei.

E se non è un’ispirazione questa…

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