Published On: Lun, Lug 7th, 2014

Monterey Pop: l’apice della “Summer Of Love” californiana

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di LORENZO DEL CANALE –

“Se stai andando a San Francisco
ricordati di mettere dei fiori tra i capelli
se stai andando a San Francisco
andrai ad incontrare brava gente laggiù”

Così cantava Scott McKenzie nella canzone “San Francisco” (scritta da John Phillips), vero e proprio inno della “Summer of Love” californiana, quando milioni di giovani si recarono nella città di San Francisco e dintorni durante l’estate del 1967 per celebrare pacificamente i nuovi ideali di amore e spiritualità della cultura hippy; una “grande illusione” prima del brusco risveglio caratterizzato dalle forti tensioni sociali che sarebbero poi giunte nel 1968.
Organizzato da Paul Simon, John Phillips (leader dei Mamas & Papas) e dal produttore Lou Adler il festival “Monterey Pop”, che si svolse nell’estate del 1967 nella cittadina di Monterey a 200 km da San Francisco, fu una celebrazione in grande stile di quella magica estate californiana e il trionfo di un nuovo corso musicale ben due anni prima del leggendario Festival di Woodstock.
Di fronte a più di 200.00 giovani accorsi con entusiasmo genuino si esibirono nomi e personaggi leggendari come Otis Redding (unico rappresentante della black music) che infiammò gli spiriti con il trascinante brano “Shake” e Jimi Hendrix che fece impazzire tutti con la sua chitarra suonata con i denti e dietro la schiena e per le sue movenze sensuali.
Una delle rivelazioni fu Janis Joplin, che si esibì al massimo delle sue capacità con il gruppo dei Big Brother e gli scatenati The Who che, con la loro “My Generation”, espressero la frustrazione di una generazione di giovani che esigeva un forte cambiamento.
Da ricordare anche le esibizioni dei Jefferson Airplane (precursori del rock psichedelico) , gli Animals di Eric Burdon, i menestrelli Simon & Garfunkel e i Byrds di David Crosby che si giocò il posto nel gruppo per i polemici commenti al microfono, alla ricerca di un linguaggio più “progressive”.
Furono questi gli eroi principali di quella splendida stagione che diede il via ad una vera e propria rivoluzione musicale e all’affermarsi di un sound americano più libero dall’influenza inglese.
Il festival durò tre giorni e per l’occasione fu creato anche un “comitato di garanti” di cui fecero parte tra gli altri Donovan, Mick Jagger, Paul McCartney e Brian Wilson.
Fu anche l’ultimo grande concerto di Otis Redding prima della tragica morte avvenuta pochi mesi dopo in un incidente aereo.
E’ difficile giudicare se Monterey sia stata solo un’illusione, ma ha sicuramente trasmesso quelle “good vibrations” (come cantavano i Beach Boys nella loro celebre canzone) che hanno sicuramente dato un contributo importante per il realizzarsi di una società caratterizzata da una maggiore libertà individuale.

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