Published On: Gio, Ago 21st, 2014

Sorpresa progressista a San Rossore: Route Nazionale 2014

A San Rossore eravamo in 30.000, la settimana scorsa, alla Route Nazionale Agesci 2014. 30.000 scout da tutta Italia (e non solo, in totale erano 11 le nazioni rappresentate, 3 i continenti) accorsi al Parco Regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli, in provincia di Pisa, per partecipare al maxi-raduno scout che non si verificava da 28 anni.

L’ultima route nazionale si è tenuta nel 1986 a Piani di Pezza (in Abruzzo): all’epoca i nostri genitori erano all’università (o giù di lì), Craxi era al governo e in Vaticano risiedeva Giovanni Paolo II, che per l’occasione visitò il campo abruzzese e celebrò la messa davanti agli oltre 14.000 scout presenti (a differenza di Papa Francesco, che con grande disappunto generale si è “reso presente” solo attraverso una telefonata in vivavoce dopo la messa finale, celebrata dal Cardinale Angelo Bagnasco).

Il Parco è un luogo di rara bellezza: sterminati prati, immensi alberi, radure ombrose ci hanno regalato per cinque giorni uno sfondo mozzafiato; sulla testa il sole cocente di agosto, all’orizzonte le Alpi Apuane. I clan partecipanti sono stati 1543, poi raggruppati in 456 unità gemellate, composte di 2 o 3 clan di svariata provenienza: il mio, ad esempio, includeva Parma, Santa Maria Capua Vetere (CE) e Bussolengo (VR).

Le giornate erano articolate attorno ai laboratori e alle tavole rotonde cui si prendeva parte singolarmente (vale a dire slegati dai clan di provenienza), sicché la conoscenza e il confronto con scout da tutto il resto dello stivale era inevitabile (ed inevitabilmente è stato apprezzato da tutti). Gli ospiti alle tavole rotonde sono stati molteplici e prestigiosi: Rita BorsellinoDon CiottiLaura Boldrini e tanti altri ancora hanno testimoniato a noi ragazzi il valore del coraggio, tema fondante della Route (il cui motto, vale la pena ricordarlo, era “Strade di coraggio….diritti al futuro!“).

Obiettivo principale della Route era, almeno a proclami, quello di testimoniare il coraggio, la grinta e la determinazione a liberare il futuro di noi giovani italiani: slogan retorico, trito e liso quasi da nausea, sentito, visto, ascoltato, sopratutto negli ultimi anni, fino allo sfinimento; il logo del cuoricino con effetto bomboletta spray disegnato OVUNQUE, poi, non confortava certo chi, come me, era diffidente sin dall’inizio riguardo a questo tema, in apparenza così scontato e banale.

Almeno così credevo. C’è una particolarità di questa route che vale la pena di essere spiegata approfonditamente, ovvero l’istituzione del Consiglio Nazionale RS: una sorta di parlamento democraticamente eletto, rappresentativo di noi giovani scout compresi tra i 16 e i 21 anni. Fino ad ora l’unico organo deliberativo dell’ AGESCI è stato il Consiglio Generale, che è il principale responsabile dell’indirizzo politico e pedagogico dell’associazione. Esso è composto dai quadri nazionali, i responsabili, gli assistenti ecclesiastici regionali e i consiglieri eletti in ciascuna regione.

Forse, allora, davvero le cose cambiano ogni tanto, e quest’anno si è voluto ascoltare sul serio la voce dei giovani, che in fin dei conti costituiscono il mezzo e il fine dell’associazione stessa. Il Consiglio Nazionale RS (la cui sede, un tendone di plastica viola, ha ben presto cominciato ad assomigliare più ad una sauna finlandese che a Montecitorio) era composto da 456 alfieri eletti dalle unità dei clan gemellati; per tre giorni hanno scritto, emendato, presentato mozioni e votato un testo che alla fine ha preso il nome di “Carta del coraggio“.

Lo stesso giorno, il Consiglio Nazionale RS ha messo al voto l’istituzione permanente di un organo rappresentativo dei rover e delle scolte, con esito positivo. Ora la richiesta dev’essere vagliata dai vertici dell’associazione.

Non nascondo una punta di orgoglio nel dire che io ero tra quei 456 e che, con mia grande sorpresa, il lavoro che abbiamo svolto mi ha soddisfatto sotto ogni aspetto. Tutti noi abbiamo lavorato con serietà e impegno, divisi in commissioni (io ero nel gruppo “informazione e lavoro“) proprio come in una sorta di assemblea costituente. E in un certo senso lo è stata: l’assemblea costituente viene convocata solo in occasione di grandi rivolgimenti storici, di grandi cambiamenti che necessitano di una stesura nuova delle “regole del gioco“.

Senza retorica, senza falsa speranza mi sento di dire che il documento da noi prodotto è davvero una testimonianza di coraggio. E’ una carta molto progressista, illuminata e ambiziosa, il cui testo integrale verrà pubblicato nei prossimi giorni a questo indirizzo.

E’ una carta che non ti aspetti da un’associazione cattolica italiana: non rinnego assolutamente la mia formazione cattolica, ma in molti converranno che l’apertura a temi come divorzio, ruolo della donna e dei laici e omosessualità non è esattamente all’ordine del giorno per la Chiesa di Roma. Tuttavia, come mi ha fatto notare una persona a me vicina, dal basso in realtà qualcosa si muove, in senso progressista, già da tempo.

La Carta del Coraggio è stata strutturata in argomenti e sezioni, in cui abbiamo presentato impegni da noi assunti e richieste rivolte alle istituzioni politiche e religiose del paese. L’ultimo giorno, alla cerimonia di chiusura, il documento è stato consegnato al Cardinale Angelo BagnascoPresidente Cei, e a Matteo RenziPresidente del Consiglio, oltre che ai vertici dell’ AGESCI stessa. Ora sta a loro prendere in visione le richieste da noi avanzate, mentre sta a noi rispettare gli impegni presi.

Se la direzione assunta sarà davvero UNA (“One Way” era uno dei motti della Route) e il movimento di noi ragazzi e di loro adulti sarà sincronizzato, allora forse il Coraggio tanto osannato da slogan, magliette e canzoni avrà avuto un senso.

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