US-OSCARS-VANITY FAIR

La lunga corsa all’Academy Award inizia con l’autocandidatura a diventare il rappresentante italiano a vincere l’Oscar per il miglior film in lingua straniera. Autocandidatura che i produttori sottopongono alla Commissione di Selezione istituita presso l’Anica, destinata alla scelta del film che proverà la scalata all’ambita statuetta, l’anno scorso assegnata proprio a un italiano, Paolo Sorrentino, con La grande bellezza.
E tra le proposte, troviamo sorprese interessanti. Se il piccolo ma bellissimo “In nome di Dio” di Edoardo Winspeare obbedisce, con la sua particolarità stilistica e la sua forte indipendenza creativa, all’idea di un film d’autore che tenta l’impresa, più affascinante è il tentativo di Carlo Verdone – presente nel cast dell’ultimo Oscar per il miglior film in in lingua straniera, come sodale di Jep Gambardella – con “Sotto una buona stella”, commedia pura, o dei Manetti Bros, con “Song’e Napule”, gustosissimo incrocio di genere tra noir, politiziottesco e musical neomelodico.
Un habitué, ormai, Ferzan Ozpetek che si trova in lizza con “Allacciate le cinture”, non tra le sue opere migliori; l’impressione è però che a giocarsi la candidatura unica e le preferenze della Commissione saranno in tre: “Le meraviglie” di Alice Rohrwacher, forte del premio a Cannes, “Il Capitale umano” di Paolo Virzì, dominatore dei premi nostrani e forse il più idoneo a farsi amare oltre oceano e infine “Anime nere”, probabilmente il più bello dei sette, che con il suo dramma familiar-gangsteristico tra Calabria, Lombardia e Olanda, sarebbe un outsider di valore anche nella gara internazionale.

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