Published On: Mer, Set 17th, 2014

Rischio chiusura per il CEPDI per mancanza fondi

cepdi

Il CePDI, il Centro provinciale per l’integrazione scolastica, lavorativa e sociale, è a rischio di un forte ridimensionamento a causa della mancanza di risorse finanziarie, divenuta ormai insostenibile.
Eppure il Centro è stato fortemente voluto da Enti pubblici, Associazioni, Fondazioni e realtà del terzo settore della nostra provincia per potenziare la cultura dell’integrazione come diritto di tutti, come realtà che fa bene a tutti, per valorizzare la cultura della diversità come risorsa di ogni comunità.
Ora la situazione è divenuta critica perché è giunta dalla Provincia di Parma la comunicazione ufficiale dell’impossibilità di erogare i fondi garantiti in precedenza, come impegno sottoscritto nell’accordo Nuove tecnologie già nel 2006 e rinnovato nel 2013, a causa di mancati trasferimenti dallo Stato.
Gli esiti del lavoro sono stati molto apprezzati oltre che dai sottoscrittori dell’accordo, da scuole, operatori educativi e sociali, famiglie e persone con difficoltà di apprendimento e i numeri informano di quasi 900 persone (per oltre 2500 interventi) che hanno usufruito dei servizi del Centro, senza contare tutte le attività di informazione, formazione e documentazione e le strumentazioni e i software acquistati.
Cosa perderanno i cittadini di Parma e di tutti i comuni della provincia se il CePDI dovrà chiudere?
In primo luogo, i neuropsichiatri e gli altri operatori sanitari non avranno più un centro specializzato a cui inviare i sempre più numerosi genitori di alunni con disabilità o disturbi di apprendimento che hanno bisogno di informazioni, supporto e consulenze specializzate riguardo gli ausili hardware e software più adatti a promuovere l’apprendimento e le autonomie personali e sociali dei propri figli.
Attualmente, infatti, solo il CePDI, attraverso il Progetto Nuove tecnologie e il suo personale continuamente formato e aggiornato in questi anni, è in grado di dare risposta a tali esigenze e i cittadini perderanno una risorsa importante in questi tempi di crescente difficoltà ed isolamento da parte delle famiglie.
Per fare un esempio concreto, un genitore al Centro può trovare personale competente e disponibile in grado di chiarirgli cosa significa trovarsi il codice F 81.1 sulla diagnosi del figlio, cosa comporta questo a livello scolastico e come muoversi per aiutarlo nella scelta degli strumenti informatici più adatti alle sue esigenze (ad esempio, software gratuiti per studiare attraverso la costruzione di mappe). Oppure, un ragazzo con una disabilità che gli impedisce di usare agevolmente il mouse e la tastiera può essere guidato nell’individuare l’ausilio che gli permetta ugualmente l’accesso al computer per imparare e/o comunicare.
Inoltre, le scuole di tutto il territorio provinciale perderanno la possibilità di continuare a formare e aggiornare il proprio personale docente sui temi della disabilità, delle difficoltà di apprendimento e della didattica multimediale e multisensoriale attraverso la partecipazione a incontri, corsi e laboratori informatici specifici. È sufficiente pensare che dal 2006 ad oggi ne hanno usufruito circa 2.500 insegnanti.
Infine, tutti i cittadini perderanno la possibilità di accedere ad una biblioteca ed una mediateca specializzata tra le più importanti del nostro Paese, inserita nel sistema bibliotecario nazionale, con quasi 7000 tra libri e supporti, con oltre 2200 iscritti: se la biblioteca rimarrà aperta senza il personale dipendente specializzato verranno a mancare le consulenze specifiche e puntuali rispetto alle tematiche di interesse degli utenti nonché l’essenziale servizio di prestito degli audiolibri (molto utilizzato sia da persone con disabilità visiva che da ragazzi con dislessia che finalmente riacquistano il piacere della lettura).
Oltre a ciò, il Centro negli anni è diventato uno dei promotori della Rete regionale dei centri di documentazione e ha partecipato attivamente ai piani di zona sociali e sanitari della nostra provincia attraverso progetti interistituzionali volti a promuovere e diffondere i principi dell’integrazione.
Ora ci troviamo nella condizione di non avere risorse sufficienti per pagare il personale specializzato assunto e formato negli ultimi dieci anni, al quale cautelativamente abbiamo già chiesto di ridurre parte delle ore di lavoro dal 1° luglio.

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