Published On: Ven, Ott 10th, 2014

Interessi sugli interessi: banca pignorata per 2,26 milioni di euro

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DirezioneCentrale2

Banca Monte dei Paschi di Siena (già Antonveneta) è stata pignorata per 2 milioni e 268

mila euro. Dopo anni di contenzioso, nei mesi scorsi era arrivata la sentenza di condanna in primo

grado per l’istituto di credito in seguito al ricorso presentato da una società commerciale padovana,

tutelata dall’avvocato Mario Sannevigo, che lamentava l’illegittima applicazione di interessi passivi

superiori al tasso legale, interessi anatocistici (interessi sugli interessi) e ancora commissioni di

massimo scoperto indebitamente riscosse, nonostante nei contratti di conto corrente non sia mai

stato pattuito nulla al riguardo. Il giudice civile di Padova, Manuela Elburgo, ha condannato l’istituto

a restituire 1.585.943,24 euro, oltre agli interessi, frutto del ric

alcolo dell’esatto dare e avere dei

rapporti sia di conto corrente che di affidamenti bancari intrattenuti tra il 1983 e il 2002 tra banca e cliente.

Eppure l’istituto non ha versato un euro nonostante la pronuncia in primo grado che, nell’ambito civile, è

di regola esecutiva. Anzi, ha subito impugnato la sentenza sollecitando la sospensione

dell’efficacia esecutiva della pronuncia: in pratica ha chiesto di “congelare” la restituzione del

danaro. Richiesta bocciata dai giudici lagunari (presidente Giuseppe

De Rosa) che, con ordinanza, hanno pure condannato la banca in quanto “appellante” a pagare 300 euro di pena pecuniaria

prevista quando «l’istanza è inammissibile o manifestamente infondata» come stabilisce la legge

183 del 2011 sulle norme del contenzioso civile in appello. La sospensione dell’efficacia di una sentenza civile in primo grado, infatti, può essere reclamata solo quanto ricorrono gravi motivi che, in questo caso «non risultano sussistere» hanno scritto i giudici, «in considerazione del fatto che non risulta un’evidente erroneità della sentenza impugnata… e che l’appellante non risulta aver

fornito alcuna prova a fondamento di detto indispensabile requisito, avendo prodotto i bilanci relativi agli anni dal 2009 alla data odierna da cui si evin

ce la chiusura dell’anno in utile fiscale avendo altresì messo a riserva gli utili e disponendo di oltre 4 milioni di euro liquidità e di oltre 13 milioni di

euro di patrimonio netto».

Forte del provvedimento della Corte d’appello, l’avvocato Sannevigo ha notificato un atto di precetto a Monte dei Paschi e si è presentato con l’ufficiale giudiziario per ottenere il pignoramento dell’importo dovuto che ha toccato quota di 2 milioni e 268 mila euro con gli interessi. All’istituto di credito non è rimasto che consegnare la somma in cinque assegni circolari intestati alla Cancelleria delle esecuzioni mobiliari del tribunale di Padova in attesa del provvedimento di assegnazione da parte del giudice dell’esecuzione. La vertenza civile era stata avviata nel 2007 per ottenere la rideterminazione delle somme che la banca si sarebbe indebitamente trattenuta a scapito della ditta correntista. Il giudice ha affidato una

consulenza tecnica al commercialista Marco Razzino che ha riconosciuto come la banca avesse applicato interessi passivi superiori al tasso legale, commissione di massimo scoperto (il prezzo

chiesto per mettere a disposizione del cliente un importo concordato come un fido) e interessi anatocistici che si verificano quando gli interessi scaduti producono a l’oro volta ulteriori interessi

passivi addebitati a carico del correntista alla chiusura di ogni trimestre (si tratta di una

ricapitalizzazione trimestrale degli interessi). Il tutto in una spirale senza fine. Il giudice, facendo

propria la consulenza tecni

ca, ha rilevato l’illegittimità dell’anatocismo perché si tratta di una

clausola nulla (c’è il divieto stabilito dall’articolo 1283 del codice civile salvo esplicita previsione.

Spiega l’avvocato Mario Sannevigo: «Il tribunale di Padova ha applicato il pri

ncipio ormai consolidato nella giurisprudenza della Cassazione che, in ipotesi di accertata capitalizzazione

trimestrale degli interessi passivi, i rapporti di dare e avere devono essere rideterminati senza alcuna

capitalizzazione con obbligo di restituzione in favore del correntista di tutte le somme

illegittimamente addebitate». E commenta: «Purtroppo questa vicenda è sintomatica del fatto che

le banche quando devono recuperare dai correntisti non perdonano, notificando decreti ingiuntivi,

atti di precetto, pignoramenti immobiliari, oltre alla segnalazione del debitore nei sistemi

interbancari, mettendo in ginocchio i clienti in difficoltà. Quando, invece, sono loro stesse a dover

pagare o meglio, a restituire quanto illegittimamente percepito» conclude il

legale padovano, «oppongono resistenza e fanno di tutto per ritardare la restituzione con ulteriore dilazione dei tempi

a danno del creditore».

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