Published On: Mer, Ott 1st, 2014

Marissa Nadler incanta al Teatro al Parco

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Quando il pubblico del Teatro al Parco (non così numeroso come ci si poteva aspettare) ha visto uscire Marissa Nadler per un attimo, vedendola affrettarsi verso le sue chitarre per un ultimo meticoloso quanto frettoloso soundcheck, ed ha iniziato ad applaudirla, lei, con la timidezza che la contraddistingue, si è limitata a muovere la mano con un sorriso, facendo capire che il concerto vero e proprio non iniziava in quel momento. Il suo concerto, per chi c’è stato è stato proprio come quel gesto, fugace ma allo stesso tempo intenso, intimo e raccolto, a momenti più che in un teatro sembrava davvero di stare in un club, di quelli di nicchia magari, di quelli dove si può assaporare fino in fondo la musica che si va ad ascoltare.

E un’ora e mezza di vera musica è stata, con il pubblico letteralmente ammaliato dalla bellezza delle trame vocali e sonore dell’artista folk nativa di Washington, accompagnata per l’occasione in questo tour italiano (fortemente voluto per la promozione dell’ultimo album “July” e che arriva a quasi dieci anni di distanza dall’ultima volta nel Belpaese) dalla violoncellista e polistrumentista Janel Leppin.

In due hanno meravigliosamente tenuto il palco, ripercorrendo a ritroso la carriera della Nadler, dagli esordi superbi di “The Saga of Mayflower May” che la consacrarono al grande pubblico a “The Sister”, dal folk al dream pop, per poi tornare alle origini con quest’ultimo album, “July” appunto, uscito nell’aprile di quest’anno e prodotto da Randall Dunn, già al lavoro in passato con Earth e Sunn O))).

A trentatrè anni, Marissa Nadler sembra aver nuovamente raggiunto un equilibrio, con una maturità nella sua esperienza che dopo averle fatto sperimentare anche forme musicali diverse le ha permesso di ritornare alle punte melodiche degli inizi, e parte nuovamente alla conquista dell’Italia, che dopo l’esperienza parmigiana la accoglierà anche a Ravenna, Padova e Torino, in una nuova emancipazione, come quella che da ragazzina, in aperto contrasto con la madre che le faceva ascoltare di continuo grunge, la portò ad ascoltare per la prima volta Joni Mitchell.

E a vedere i risultati, mamma Pamela non può esserne poi così dispiaciuta.

 

(Andrea Papa)

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