Published On: Ven, Ott 17th, 2014

Quadrophenia compie 41 anni

Quadrophenia
di Federico Ronchini – Il 19 ottobre 1973 gli Who regalavano al mondo uno dei dischi più importanti di tutta la storia del rock: Quadrophenia. E’ forse riduttivo parlare di “album”, perchè “Quadrophenia” fù molto di più. Può essere tranquillamente definito un’icona generazionale.
Una “fotografia” (espressione legittimata dal fatto che nel ’79 uscì il film omonimo, la cui produzione fu curata dagli stessi Who) che è riuscita ad immortalare gli usi e costumi di un movimento dilagante nella Londra dei ’60s, un tributo allo stile di vita “Mod” e ai suoi canoni, che continuano tutt’ora ad ispirare artisti e stilisti. Quel mondo fatto di scooter italiani, parka militari e miscugli di anfetamine, ispirato alla musica black (rhythm ‘n blues, ska e soul), unito sotto un’unica bandiera: lo stemma della Royal Air Force. E’ a questa subcultura giovanile che gli Who hanno legato indissolubilmente il loro nome, diventandone portavoce (si pensi a canzoni come “My Generation”, nata con l’intento di divenire un vero e proprio inno generazionale).

L’opera, partorita dall’instancabile mente del chitarrista Pete Townshend, nacque dall’idea di raccontare la storia di un giovane e squattrinato ragazzo inglese, nel film chiamato “Jimmy Cooper” che si scontra con il mondo adulto in cui non si riconosce ancora, rifugiandosi nell’abuso di alchol, droghe e ideali condivisi dagli amici “Mods”, quegli stessi ideali che dovrà inevitabilmente mettere in discussione per affrontare il proprio destino e compiere il “grande salto” che gli permetterà di inserirsi nella società del suo tempo (passaggio rappresentato simbolicamente nella scena finale del film, in cui Jimmy scarica la sua frustrazione lanciando la Vespa dalla scogliera). Il titolo stesso, giocando sulla parola “schizophrenia”, sottolinea il conflitto interiore che affligge il protagonista diviso addirittura tra quattro personalità contrastanti: da qui “Quadrophenia”, che rappresenterebbe anche i 4 componenti della band.

Tuttavia l’opera rock pensata da Townshend volle essere soprattutto un tributo alle origini della band stessa, che in quell’ambiente iniziò a muovere i primissimi passi, esattamente 10 anni prima: Townshend raccontò che la prima immagine da cui nacque Quadrophenia fu proprio il ricordo delle onde sulla spiaggia, nel 1963, ai tempi delle loro primissime esibizioni nella sala da ballo dell’acquario di Brighton. La loro carriera musicale fino ad allora era stata un’escalation di successi discografici, acclamati da pubblico e critica: nel ’69 il doppio album “Tommy”, da cui fù tratto l’omonimo musical, l’anno seguente ci fu l’incredibile live a Leeds, ed infine il celebre “Who’s next?” – l’album che contiene “Baba O’Riley”, “Won’t Get Fooled Again” e “Behind Blue Eyes” – uscito nel ’71. Ma al contrario di quanto si possa immaginare, l’atmosfera in cui lavorarono al progetto “Quadrophenia” fu tutt’altro che serena; lo stesso Townshend, in un’intervista alla BBC nel 2012, parla così di quel periodo:
<< Era ormai chiaro che Moon era un matto da ricoverare… se non avesse avuto una batteria da suonare probabilmente sarebbe finito in galera… e a Daltrey importava soltanto essere una superstar >>. Ecco il retroscena di questo sesto album degli Who; un concentrato di tensioni e dissapori interni alla band, unito al fatto che, come lo stesso Daltrey confessò alla BBC << Quadrophenia era di fatto un disco di Pete Townshend, in attesa di essere suonato dagli Who>>.
Destino strano per un album nato dall’idea di racchiudere e rappresentare tutti e quattro i membri.
Nonostante la disgregazione interna, gli Who firmarono l’ennesimo capolavoro, tant’è che raggiunse subito la vette delle classifiche dei dischi più venduti in USA e UK. Lo stesso Townshend affermò successivamente che riteneva Quadrophenia <<l’ultimo grande album degli Who >>. Il tour promozionale che seguì fu uno dei più discussi e celebri di tutta la storia della band. La motivazione era pari a zero ancora prima di cominciare. Data la grande quantità di suoni precampionati che erano stati inseriti in fase di registrazione, le esibizioni si rivelarono molto più complicate del previsto a causa delle difficoltà nel sincronizzare effetti e suoni con la performance della band sul palco. Da subito si presentarono inconvenienti tecnici ed alcune canzoni furono completamente eliminate dalla scaletta già a partire dalla seconda tappa del tour. Come se non bastasse, la sera del 20 novembre 1973 in occasione della prima tappa americana, al Cow Palace di San Francisco, dopo circa un’ora di concerto, durante l’esecuzione di “Won’t get fooled again”, Keith Moon svenne sulla batteria e fu subito trasportato nel backstage, in cui i membri dello staff cercarono di farlo riprende con una doccia fredda e un’iniezione di cortisone. Dopo circa mezz’ora, Moon ricomparve sul palco per proseguire con “Magic Bus”, ma svenne di nuovo a metà canzone e fu trascinato ancora fuori dal palco, stavolta in via definitiva. Qui accadde l’impensabile: Townshend rivolgendosi alla platea di 13.000 spettatori chiese se ci fosse qualcuno in grado di proseguire l’esibizione suonando la batteria al posto di Moon e fu così che Scott Halpin, diciannovenne trasferitosi a San Francisco da qualche mese, si guadagò un posto nella storia. Salì sul palco insieme ai suoi idoli, e dopo uno shottino si Brandy offertogli dallo staff, proseguì il live – cavandosela per niente male – fino alla fine. Halpin guadagnò un giaccone firmato dagli Who e si tenne le bacchette, ma la leggenda vuole che tutto gli fu rubato la sera stessa. Di certo nessuno gli porterà mai via il ricordo di quella serata. Da quel momento in poi gli Who proseguirono la loro carriera con altri 5 album
– l’ultimo, Endless Wire, uscito nel 2006 – e numerosi cambi di formazione, ma senza eseguire più “Quadrophenia “, risuonato integralmente live solo a partire dal 1996.
Questo la dice lunga sul cosa ha rappresentato pere gli stessi Who questo lavoro. Un album concettuale, ricercato, nato tra dissensi e tensioni interne, destinato a passare alla storia come un capitolo controverso e unico ma senza dubbio grandioso.

Info sull'Autore

Lascia un commento

XHTML: Puoi usare questi html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Video Zerosette