Published On: Mer, Ott 1st, 2014

Renzi: “Sul lavoro la gente è con me, questione di giorni”. Camusso, “che illuso”

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>>>/ RENZI ALLA MINORANZA PD, 'CASCATE MALE, IO CAMBIO DAVVERO'

“Non ci saranno franchi tiratori al Senato, la gente è con me, non con i sindacati”. Matteo Renzi cammina sicuro per Roma, e dopo aver invitato al confronto sindacati e minoranza dem mette in chiaro di non temerne le mosse. Sul Jobs act ha vinto nella direzione con un consenso superiore all’80 per cento, la minoranza spaccata, due big del calibro di D’Alema e Bersani messi di fronte ai limiti numerici delle proprie truppe. “Abbiamo votato, ora la riforma del lavoro e’ questione di giorni, non piu’ di anni come in passato, e la faremo comunque”. Questo e’ tutto per il premier, questo è quel che conta.

La leader Cgil Susanna Camusso promette un autunno caldo, dice che “non è finita qui” e giura al Jobs act “una strada costellata dalla mobilitazione”?. “Tutto deve cambiare in Italia e cambieremo”, tira dritto Renzi. Il sindacato pensa allo sciopero? “Legittimo. Ho grande rispetto per i sindacati. Ma dov’erano negli anni in cui si creava il precariato e i diritti dei ragazzi venivano cancellati? Tornano in piazza ora? Bene! Viva! Che bello! Ma io nel frattempo non mollo”, dice a Ballarò. E D’Alema? “Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo, tutte le volte che parla guadagno un punto nei sondaggi. Se quando al governo c’era D’Alema avessimo fatto la riforma del lavoro come hanno fatto in Germania o nel Regno Unito non saremmo ora a fare questa discussione”, liquida l’ex premier. E intanto ricapitola: “Con il tfr in busta paga uno che guadagna 1.300 euro ha un altro centinaio di euro al mese, che uniti agli 80 euro del bonus inizia a fare una bella dote”, circa 180 euro.

“I precari, le mamme che non avevano i diritti, il cassintegrato di 55 anni buttato fuori”: di questi Renzi promette che si occuperà, non “dei soliti noti”, perchè “il lavoro non è un diritto ma un dovere”. Ma la battaglia vinta in direzione non è l’unica che il premier dovrà combattere, per la sua rivoluzione copernicana del mercato del lavoro. “Un imprenditore deve poter scegliere un lavoratore e, se decide che e’ necessario, poterlo licenziare”, ribadisce mentre la minoranza Pd affila le armi e chiede conto delle coperture finanziarie. Perchè se Renzi con la sua riforma vuole liberare le mani agli imprenditori (potenziali elettori del suo Pd tanto quanto i lavoratori), l’aumento delle tutele che promette costerà a suo stesso dire un miliardo e mezzo di euro (almeno dieci volte di più, per D’Alema).

Per questo le minoranze incatenano il Jobs act alla legge di stabilità. “Gli emendamenti restano e nessuno ci ha chiesto di ritrarli. Ora inizia il confronto parlamentare nel merito”, si preparano alla pugna. Non basta perciò che il capogruppo Pd al Senato Luigi Zanda richiami i senatorialla linea decisa dalla maggioranza, svelando che il governo potrebbe presentare un emendamento per raccogliere l’ordine del giorno approvato ieri in direzione. Gli alleati di Ncd si irritano: “La delega è quella concordata e le modifiche non potranno essere la mera traduzione dell’odg del Pd”, chiarisce il relatore Maurizio Sacconi.

Anche da Forza Italia – dove il Cav sta ben attento a non farsi scoprire a destra dal nemico interno Raffaele Fitto – parte il fuoco di fila di critiche: per Brunetta “Renzi è ricattato da una minoranza determinante”, Giro parla di “truffa”, Calabria di “compromesso al ribasso”, Capezzone di “grave arretramento” e tutti accusano Renzi di annacquare la riforma del lavoro con il reintegro per licenziamenti disciplinari, oltre che per quelli discriminatori. E La Camusso torna ancora alla carica parlando della “illusione” del presidente di avere consenso su questi temi e confermando la manifestazione, con l’ennesimo attacco a testa bassa sull’articolo 18, la partita Tfr e le politiche del lavoro delll’Esecutivo. Resta il non detto, di fronte alle minacce delle minoranza Pd, di un ipotetico “soccorso azzurro” da parte di Forza Italia. Se dovesse realizzarsi muterebbe la natura della maggioranza e le sorti del governo.

Ma Renzi lo esclude una volta ancora: “Con Berlusconi solo le riforme, governiamo noi…”.

ansa.it

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