Published On: Dom, Ott 26th, 2014

“Una sola stella nel firmamento”: Federico Aldrovandi rivive alla libreria Ubik

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di ANDREA PAPA – «Era contento Federico quando è uscito. Si vedeva. Stava crescendo. Mio Dio com’era bello».

Era il 25 settembre di nove anni fa quando Federico Aldrovandi, diciott’anni appena compiuti, vide sorgere il sole di Ferrara per l’ultima volta nella sua vita. Tutto quello che è venuto dopo è ormai tristemente diventato storia, storia falsa e deviata, storia da carta straccia nella maggior parte dei casi, storia di dolore, sdegno e speranza di verità rimbalzata nella rete, in quel blog che a distanza di un anno dalla morte di Federico ha acceso una luce che altrimenti sarebbe stata presto divorata dalla nebbia ferrarese.

A creare quel blog fu Patrizia Moretti, la madre di Federico. E la storia, la storia che si voleva far credere, pian piano iniziò a raccontare una verità diversa. La verità.

Non è stata una semplice presentazione di un libro quella che si è tenuta ieri alla Libreria Ubik di via Oberdan a Parma; e non lo è stata soltanto per il banchetto con la raccolta firme organizzata da Amnesty International contro la tortura, non lo è stata per la varietà del pubblico presente, ragazzi e genitori insieme, non lo è stata per la presenza di un moderatore come Antonio Mascolo, direttore di  Parma.Repubblica.it, e di Francesca Avon, psicoterapeuta co-autrice del libro in questione. Non è stato un libro ad essere presentato. Si è presentata una storia di Vita, un diario privato nutrito dalla sete di giustizia e dalla voglia di vedere una luce in fondo ad un tunnel buio ed oscuro come non mai.

“Una sola stella nel firmamento. Io e mio figlio Federico Aldrovandi” è un libro diverso. Non è un resoconto di una delle vicende più buie dell’ultimo decennio come lo è stato qualche anno fa il documentario di Filippo Vendemmiati intitolato “È stato morto un ragazzo. Federico Aldrovandi che una notte incontrò la polizia”, è una storia di democrazia dal basso come viene definita dallo stesso Mascolo, una storia che racconta il coraggio di essere indignati.

Ed è un racconto che inizia il 17 luglio del 1987, giorno in cui Federico viene alla luce. Sono 184 pagine intrise di elementi di vita da ricordare e morte da dimenticare, 184 pagine in cui sono racchiusi i 18 anni di una stella.

“La vita prevale, a volte”. Pronunciando queste parole, con gli occhi lucidi e la voce rotta dal magone, Patrizia Moretti ha voluto dare al pubblico presente ieri un messaggio che riecheggiava comunque speranza, speranza che lei stessa ancora nutre ciecamente nella giustizia e nelle istituzioni pur avendo incontrato sul suo cammino una innumerevole serie di personaggi “sporchi”.

La commozione all’interno della libreria si è potuta toccare con mano. E Federico era presente. Non soltanto sulla copertina del libro che campeggiava al centro della sala. Era presente negli occhi di tutti coloro che hanno avuto l’onore di ascoltare e rivivere la sua storia.

“Il sole non sorge mai per una persona sola, la notte non viene mai per una persona sola”. Aveva ragione Alcide Cervi; ha ragione Patrizia Moretti, quando con lo sguardo fisso ripete lentamente “ho voluto semplicemente rendere mio figlio Federico a sé stesso, troppe volte hanno continuato ad uccidermelo in questi nove anni”.

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