Published On: Mer, Nov 5th, 2014

“Mancano le prove”, chi sarà il prossimo

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di Diego Remaggi – “Non ci sono prove”, dice il presidente della Corte.
Davvero, non ci saranno prove contro l’uno o l’altro. Nessuna oltre a quelle che si leggono sul volto di Stefano per dire che lo Stato ha fallito. Ancora. O che uomini dello stato sono omertosi come criminali.
Stanno ben zitti per paura. Paura di cosa? Sempre dello Stato. Della vendetta di uno Stato che non la mafia non avrà trattato, che di certo dalla mafia sembra essere stato un buon alunno. Tutto questo apprendere si nota sul volto di Stefano e nelle sgraziate parole di un comunicato del sindacato di polizia Sap che ha commentato la sentenza con una frase ignobile: “Se uno conduce una vita dissoluta ne paga le conseguenze”.
Una battuta da bar se fatta da un cittadino, una serie di parole gravi se fatte da rappresentanti dell’ordine. Quale ordine?
In un paese veramente civile un cittadino conta di non dover mai avere a che fare con la polizia. In un paese quasi civile, invece, sa che prima o poi dovrà andare a denunciare un furto o una rapina. I paesi barbari sono quelli dove un cittadino onesto, se vede un poliziotto, scappa.
E di questo passo, un Cucchi dopo un Aldrovandi, dopo un Giuseppe Uva è nella barbarie che stiamo finendo. Senza prove. Nel silenzio. Tra complicità ed omertà. E io che mi ritrovo senza parole, senza altre che non suonino vuote, retoriche, o banali. Solo mi viene da urlare un basta. Prima che capiti ad un
nostro amico, a qualcuno che conosciamo.

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