Published On: Mer, Feb 25th, 2015

Parma, la partita decisiva è ancora da giocare

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Non volevamo aprire l’ennesimo capitolo della storia di questa città con l’immagine di un fallimento. Non volevamo noi della stampa, che continuiamo a vivere in una condizione di perenne precarietà, ma soprattutto non volevamo noi che a Parma viviamo e da anni siamo qui a raccontare, settimana dopo settimana, quello che succede.

Quello che è certo è che da quando il “modo di vivere” Vignaliano si è in qualche modo disintegrato, nulla è stato come prima. Vi è passata la politica, certo, e con essa, ovviamente, tutto quello che la riguarda. Non è tanto il clichè ormai ben conosciuto della “ville parisienne” ad essere caduto in disuso, ma praticamente ogni singolo frammento della vita di una città costretta non più ad essere un luogo da “viveur” quanto di sopravvivenza.

Le strade, i rifiuti, la criminalità, l’inquinamento hanno creato problemi ad una città che ce la mette tutta a non affondare nemmeno sotto il peso della neve (che pure ha creato problemi), ma sotto il peso dei debiti. Ed è sotto questo grande fardello che troviamo un Sindaco che, nonostante tutto, mantiene la faccia sicura di uno che sa come fare a curare i malanni. Certo, dopo la fine dell’epoca del  grande “stile” e dei “fiori” sulle balconate dei ponti sembrava più semplice tirare un Comune in un porto sicuro, e invece… il quadro rassicurante delle 5 stelle non è riuscito a ravvivare i cieli della vecchia città ducale, inceneriti – possiamo dirlo -, non solo dalle macchie grigie di Ugozzolo.

Ci sono i debiti – e come dimenticarli – ci sono i tagli, le aliquote, mettiamoci anche non gravate necessariamente da un’Ammistrazione che nonostante tutto stenta a decollare quanto a credibilità. Ci sono problemi per gli aeroporti, le scuole, i disabili, le biblioteche, la cultura, che una volta fioriva per le strade e nei borghi ormai vuoti di quartieri dimessi o mai cresciuti, persino mai nati, simbolo di un decadimento e di un fallimento di un idea di città. Non si dà qui la colpa ad un’unica Amministrazione, ci mancherebbe, ma ci si pone davanti ad un fallimento generale nel comprendere fino a che punto poteva essere previsto, fino a che punto la parabola discendente poteva essere compensata da rappezzamenti utili a scongiurare il peggio. Perchè dentro alla città adesso ci dobbiamo mettere persino lo sport, innegabile cartina al tornasole di una condizione più che precaria di Parma, o meglio più che una vignetta che condiziona l’immagine di una crisi che c’è e che si vede.

Ma i debiti di una società come il Parma calcio rappresentano qualcosa di più agli occhi di un paese intero. La fine di un’epoca? Può essere, considerando l’assenza di soldi per disputare una partita di calcio. Siamo arrivati al punto in cui il presidente di un’altra squadra, Ferrero, si prenda la briga di chiedere alle altre società di aiutare il Parma per arrivare alla fine del campionato, considerando i giocatori “campioni” per tirare avanti senza stipendio una stagione ormai finita senza che loro ne abbiano colpa. Manenti, che ha promesso di salvare un po’ tutto, ha promesso forse quello che non ha e persino la Lega calcio si sta indirizzando ad un salvataggio in extremis di una società più che allo sbando, cui persino il Sindaco sta dedicando giornate e grattacapi.

Ma è davvero questa l’immagine di una città come Parma? Il riflesso delle grandi finestre a specchio del ponte nord direbbero di sì. I Parmigiani, di sicuro, avrebbero qualcosa da ridire.

(Diego Remaggi)

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